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Di Paolo Paliaga (del 10/07/2010 @ 23:19:56, in ESTETICA, linkato 25 volte)

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Cari amici che mi leggete eccoci dunque giunti all'ultimo intervento dedicato all'esteticosofia. Ci eravamo lasciati l'ultima volta con una amara scoperta: la simmetria che si trova in natura e che, come abbiamo avuto modo di vedere, tanto ha influenzato il campo dell’arte nei secoli, non si ritrova quando andiamo a raffredare il cobalto 60 (un isotopo di cobalto radioattivo) a bassissima temperatura. In quel caso infatti il flusso di elettroni all'estremità sud del nucleo è maggiore che all'estremità nord. Oppure per non correre il pericolo di congelarsi le dita basta più semplicemente scomporre un viso umano secondo il suo asse di simmetria per scoprire che un viso, pur sembrando perfettamente simmetrico, in realtà non è. Anzi se facciamo la prova di usare due parti simmetriche del viso (quelle destre o sinistre rispetto all'asse) scopriamo risultati inquietanti rispetto ai canoni di bellezza o alla persona che non risulta più la stessa.



Come i più smaliziati di voi avranno già avuto modo di capire, abbiamo abbandonato la ricognizione storica e siamo vivamente entrati nel campo del design (che è poi il vero territorio investigativo che ci interessa analizzare). Gioco forza usiamo ora la parola simmetria in una accezione leggermente diversa rispetto a prima. Se prima la intendevamo come presenza di alcune ripetizioni nella forma geometrica di un oggetto ora invece la parola simmetria ci serve per denotare una ordinata corrispondenza di forma o di posizione fra le parti di un oggetto (o fra più oggetti).

Così quando Johann Gutenberg, in società con il banchiere Johann Fust e l'incisore Peter Schoeffer, pubblica, nel 1456, la cosiddetta "Bibbia a 42 linee", dopo aver perfezionato la tecnica di stampa a caratteri mobili (già in uso in altri paesi europei e in Cina) fa naturalmente ricorso alla simmetria come principio organizzativo del testo per dare ordine e unità alla pagina stampata.
Del resto dopo tutto quello che abbiamo visto nei precedenti interventi (ci domandiamo) poteva fare diversamente?
No (rispondiamo).

A noi però interessa piuttosto notare che solo all'inizio dei primi anni del 900 (e quindi relativamente di recente) i movimenti artistici e di design trovarono finalmente la forza ed il coraggio di ribellarsi all’equilibrio simmetrico imposto sino ad allora e adottarono come principio l’assimetria (che tradizionalmente era sinonimo di mancanza di proporzione fra le diverse parti di un tutto).
Comparirono così movimenti come lo Jugendstil ("Stile Giovane") in Germania, Art Nouveau in Francia e Liberty in Italia.
Fu il momento di partenza della grafica contemporanea.



Le sperimentazioni tipografiche, l’uso di decorazioni floreali sulla pagina, le invenzioni nel lettering e soprattutto l'uso dell’asimmetria per l'impaginazione (derivante dall’influenza delle prime stampe giapponesi importate nel vecchio continente) fecero si che questo periodo artistico potesse essere considerato come il primo vero punto di riferimento per i graphic designer di oggi.



Non a caso le prime forme di grafica d’arte applicata a manifesti pubblicitari risalgono proprio a questo periodo e soprattutto nei manifesti si ritrova un libero uso delle forme nell’architettura tipografica della pagina.

Così l’asimmetria che era stata considerata un vero e proprio flagello sino ad allora, venne rivalutata, anzi divenne per quei movimenti, equilibrio dinamico, vero e proprio momento di creazione di ordine e di contrappeso fra cose diverse o poco simili.

Sarebbe certo interessante analizzare perchè proprio in quegli anni si svilupparono questi nuovi movimenti di pensiero (con investigazioni in campo inter-disciplinare a livello di filosofia, letteratura ... ) ma in questo momento dirò solo che, al fine di non distrarci, non è affar nostro.

Diciamo piuttosto che (alla luce di queste considerazioni) se

simmetria significa riposo, evoca ordine e legge ed è rigida e formale

certo non possiamo dire la stessa cosa della sua

cugina "asimmetria" che significa 
movimento e libertà, evoca arbitrarietà e trasgressione, gioco e libertà.

Quando usare l'una? E quando l'altra?

La decisione di usare SIMMETRIA e ASIMMETRIA, dovrebbe dipendere dallo scopo che abbiamo nella comunicazione, nel design o nell'arte in quanto entrambe le soluzioni possono costituire un approccio valido ed altrettanto efficace.

Certo per tentare di essere ancora più precisi suggerirei di tirare in ballo (vorrà ballare?) la formula della bellezza:

Bellezza= Ordine / Complessità

(in forma più ridotta B= O/C)

Una conseguenza interessante di questa formula (oltre a quella di spianarci la strada verso la luce eh eh ...) è infatti quella di farci facilmente capire quando usare asimmetria e quando no.
Troviamo infatti al numeratore l'ordine (e quindi i nostri cari concetti di disposizione ordinatoria, SIMMETRIA e ASIMMETRIA). Se non avessimo denominatore ciò ci porterebbe a pensare che simmetria e bellezza sono l'una il risultato dell'altra (come sostenevano certi classici). Certo bellezza e ordine sono tra loro collegate perchè essendo l'ordine al numeratore, più l'ordine cresce, più aumenta la bellezza di risultato. Ma continuando ad analizzare la formula capiamo che non lo sono in modo diretto perchè a mettere i bastoni tra le ruote alla loro relazione c'è il terzo incomodo, il denominatore (che guarda caso si chiama anche complessità).
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Che cos'è questa complessita?

Non vorrei ora che il discorso si facesse troppo complesso eh eh ... (e che ci dovessimo mettere addirittura gli occhiali ... magari asimmetrici)!
Certo il termine "complessità" è decisamente ambiguo essendo molto ricco di significati e di riferimenti inter-disciplinari e di differenti utilizzi nel linguaggio colloquiale (dove la sua connotazione assume valori positivi o negativi in funzione del contesto). Diciamo così che in questo contesto artistico e per capire facilmente utilizzeremo questo termine per contrapporlo al concetto di semplicità (e qui le cose dovrebbero tornare facili ... per intuire il concetto di complessità basterà pensare al concetto di semplicità e poi al suo contrario ... semplice non trovate?).

Il problema della complessità è che appunto, proprio perchè si trova al denominatore, a forza di aumentare fa decrescere (alcuni direbbero precipitare) sua "signora" bellezza.

A tale riguardo ricordo, per chi avesse dimenticato le nozioni scolastiche di aritmetica (molto probabile eh eh) che in una frazione il denominatore è il numero che sta sotto la linea di frazione e indica in quante parti (frazioni) deve essere divisa l'unità l'intero.
Come dire, più grande è il denominatore, tanto minore sarà il valore del risultato che otterremo.

Si può dunque concludere che:

per cercare di aumentare la bellezza bisogna fare leva:

1) sull'ordine (cercando di aumentarlo senza compromettere la vivacità e dinamicità della nostra opera che, come abbiamo visto, vive anche di differenziali asimmetrici)
2) sulla complessità (cercando di ridurla senza però appiattire il significato che voglio trasmettere )

Per tornare al nostro dilemma su quando usare l'asimmetria possiamo invece argomentare che:

maggiore è la complessita "obbligata" del mio progetto, maggiore dovrà essere il ricorso alla SIMMETRIA


minore sarà la complessita "obbligata" del mio progetto, maggiore sarà il contributo che l'ASIMMETRIA potrà apportare al mio lavoro.

Così è detto.
L'udienza è tolta!
E si apre quella del ... bagno al mare!

Di cosa parleremo la prossima volta?
Segreto!
Certo posso solo dirvi che mi devo mettere a lavorare.
A presto e buoni bagni ... anche a voi!

Paolo

 
Di Paolo Paliaga (del 05/07/2010 @ 22:12:57, in ESTETICA, linkato 25 volte)


Ari-bentornati in questo nostro viaggio nel fantastico regno dell’estetica nella direzione della ... simmetria.
Dunque anzitutto il termine simmetria indica la presenza di alcune ripetizioni nella forma geometrica di un oggetto.


In altre parole un oggetto ha una simmetria quando la sua forma presenta delle ripetizioni regolari.

L'oggetto può essere ad esempio una figura bidimensionale (una tassellazione, un dipinto, un poligono) oppure una figura tridimensionale (una statua, un poliedro).

Facendo riferimento al piano, si dice che una figura ha una simmetria assiale quando rimane invariata rispetto alla riflessione lungo una retta.
Questa retta è detta 'asse di simmetria (l'Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci ad esempio presenta una simmetria assiale verticale).

Una figura può ammettere un numero arbitrario di assi di simmetria.

Ad esempio, un fiore, un poligono regolare, una ellisse, un rettangolo, un rombo posseggono molti assi di simmetria.


Un oggetto nello spazio invece ha una simmetria bilaterale se è invariante rispetto ad una riflessione rispetto ad un piano, detto piano di simmetria (o sagittale). Ad esempio, l'uomo ma anche la rana e tanti altri animali hanno una simmetria bilaterale, con il piano sagittale che divide la metà sinistra e destra del corpo.


Molte delle simmetrie più belle sono osservabili direttamente in natura.

come abbiamo appena visto ... le ali delle farfalle
ma anche i petali dei fiori ...



così le foglie delle piante ...
ed i fiocchi di neve ...



i cristalli minerali ...
le convoluzioni delle conchiglie ...



le celle degli alveari ...
i vortici d’acqua ...
le squame dei coccodrilli ...
le trombe d’aria ...
le strisce delle zebre ...
le punte delle stelle marine ...
le zampe dei millepiedi ...
le spirali delle galassie ...

(e questo elenco potrebbe continuare molto a lungo!)

Questa simmetria, osservabile in natura, l’uomo l’ha spesso trasmessa alle proprie creazioni, a cominciare da quelle artisco-architettoniche....

il Colosseo ...


la torre Eiffel ...


San Pietro... fuori



ma anche ...dentro


per poi passare ad altri tipi di realizzazione simmetriche ...

gli archi dei ponti ...


le piante dei battisteri ...


le pale dei mulini a vento ...


i rosoni delle cattedrali ...

A tale riguardo bisogna notare che un problema urgente durante il Quattrocento era proprio la classificazione dei possibili tipi di rosoni (per questo a quei tempi fu formulata la prima teoria matematica della simmetria).

A fine Ottocento invece si classificarono i tipi possibili di mosaico (ce ne sono solo diciassette, già usati nel Trecento dai mori per le decorazioni dell’Alhambra e popolarizzati nel Novecento dalle litografie di Escher).

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Come dicevamo, anche l’uomo non fa eccezione alla simmetria.

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Due mani, due piedi, due occhi, due orecchi, due reni, due polmoni….
Insomma se non volete che sia qui ad elencarli tutti (però vi metto il grafichetto dello scheletro così potete perderci un po' di tempo voi) diciamo che quasi tutto dell'uomo si presenta a coppie.

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La simmetria del corpo però non è perfetta...

Basta provare a riflettere il viso in uno specchio verticale per accorgersi quanto le nostre due metà siano diverse fra loro.
E questa cosa si può verificare abbastanza facilmente.


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La riconoscete?

Si chiama Jennifer Carpenter (una delle attrici da me preferite) ed interpreta il ruolo dell'agente di polizia Debra Morgan nella favolosa serie televisiva Dexter (anche di questa splendida fiction parleremo presto).

Ora però scomponiamo il volto della splendida pulzella in due parti, la metà sinistra e quella destra.

Capovolgiamo orizzontalmente una metà del volto e accostiamola all'altra.
Possiamo così ottenere due volti formati da due parti del viso perfettamente identiche (le sinistre o le destre).

Se mettiamo vicine le due parti sinistre quello in basso è il risultato che otteniamo.

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Se mettiamo vicine le due parti destre quello in basso sarà il risultato che si ottiene (lo potete ripetere anche voi l'esperimento, anzi sarebbe cosa buona e giusta perchè io l'ho fatto in fretta e furia ... povera Jennifer ... non me ne voglia a male).

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I risultati di entrambe le operazioni (lungi dall'essere perfetti perchè come già detto fatti in fretta e furia) sono comunque interessanti perchè ci portano a capire che le tre immagini ottenute sono tutte e tre diverse. Così se ad un primo colpo d'occhio il viso ci può sembrare perfettamente simmetrico, in realtà attraverso il nostro esperimento scopriamo che non lo è.

Ma il mondo è simmetrico almeno rispetto alla riflessione?

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Anche qui si tratta di un problema di lunga data e per tanto tempo si è ritenuto di poter dare una risposta affermativa. Ma anche qui, a ben guardare, ci accorgiamo che non è così (ahiahiaaai).

Prendiamo infatti in esame ciò che vediamo quando guardiamo in uno specchio: se osserviamo attentamente la nostra immagine riflessa, sembrano avvenuti alcuni cambiamenti nella nostra persona.

La nostra mano destra appare trasformata nella nostra mano sinistra (e viceversa).
La stessa cosa succede con l'orologio da polso: i numeri sul quadrante dell'orologio appaiono differenti. Persino le lancette sembrano ruotare in senso contrario al normale.

Se potessimo, inoltre, vedere attraverso i vestiti e la pelle, anche il cuore apparirebbe situato a destra anziché a sinistra, e così via (questo è un esperimento più difficile da realizzare, ci vorrebbero quegli occhialini che venivano pubblicizzati su Diabolik quando io ero bambino che promettevano di poter guardare attraverso i vestiti ed i muri. Chissà se funzionavano davvero???).

imm

Dunque anche l' immagine speculare non è affatto simmetrica, e costituisce solo un "io" riflesso, dove ogni cosa è sul lato opposto al normale mentre tutte le direzioni sono invertite.

Così, dopo attente analisi di rettangoli aurei, divine proporzioni, successioni numeriche, simmetrie naturali ed umane (quando ormai ci sembrava di poter contare sulla dea simmetria) arriviamo alla scoperta che anche essa è limitata. Solo apparentemente perfetta. Certo ... non affatto regina incontrastata!

Eh si... ci dispiace per i nostri predecessori o avi che si sono tanto affannati a cercare rapporti aurei, successioni magiche o regole esoteriche di simmetria ma l'universo sembra perfettamente simmetrico. Sembra. Ma in realtà non lo è. Anche e soprattutto all'occhio di un potentissimo microscopio.

imm
Così ... se raffrediamo a bassissima temperatura il cobalto 60 (un isotopo di cobalto radioattivo) nel decadimento il flusso di elettroni all'estremità sud del nucleo è maggiore che all'estremità nord.
In altre parole a determinate condizioni il nucleo di questo cobalto emette più elettroni in una direzione che nell'altra.

E se le cose stanno così...
allora ...
voi capirete...

addio ricerca della simmetria come strada per arrivare all’illuminazione universale ed artistica ...
che tanto ha potuto ispirare in passato i nostri grandi predecessori ....
beata ingenuità degli antichi ...

dunque ... la strada della simmetria ... non è quella giusta ... signori

E allora?

Dobbiamo forse dimenticare dea simmetria completamente?
Oppure ricorrerci ma solo ogni tanto?
Ma soprattutto ... cosa c’è dunque dopo la simmetria?

Forse la sola e unica regina incontrastata ...
l'asimmetria ...

Di questo e molto di più ...
solo nel prossimo intervento...

Per ora hasta luego amigos!
E buoni bagni.
 

 
Di Paolo Paliaga (del 28/06/2010 @ 11:19:47, in ESTETICA, linkato 85 volte)
Cari amici che mi seguite ... eccoci di nuovo assieme.

Ricordate quando dissi (parecchi interventi fa) che avremmo parlato di estetico-sofia?

Bene. E' arrivato il momento.

Da ora in avanti (per qualche settimana) affronteremo un fantasmagorico viaggio all'interno del regno dell' ESTETICA.

Inizieremo con un argomento classico.
Il rettangolo aureo.

Dunque dovete sapere che nei secoli il rettangolo aureo è stato oggetto di studi, di applicazioni in campo artisitico etc.

Ma cos’è il rettangolo aureo?

Dunque un rettangolo si dice aureo quando l'altezza è la sezione aurea della base (e con questo direte voi...).

Consideriamo quindi un rettangolo aureo e supponiamo che a, b siano rispettivamente la base e l'altezza del nostro rettangolo.

Diremo che questo è aureo se sussiste la proporzione:

 a : b = b : (a - b)

Ovvero, se consideriamo per semplicità a = 1, b dovrà soddisfare la seguente equazione:

b² + b - 1 = 0

cioè dovremo avere

b = (5½ -1)/2 ~ 0.618034

Per semplificare diciamo quindi che il rettangolo aureo è quel rettangolo i cui lati sono in rapporto tra loro pari al rapporto 1.618 (ora dovrebbe essere tutto più chiaro).

Il procedimento di costruzione del rettangolo aureo (con il solo ausilio di riga e compasso) è stato invece presentato per la prima volta (udite...udite) da Euclide.


Si costruisce dapprima un quadrato, il cui lato corrisponderà al lato minore del rettangolo.
Si trova poi il punto medio di un lato e si punta su di esso un compasso con apertura sino a un vertice non adiacente del quadrato.
Il punto nel quale la circonferenza così determinata interseca il prolungamento del lato determina il secondo estremo del lato maggiore del rettangolo.

A parte le sue caratteristiche, qual'è la particolarità di questo rettangolo?
La particolarità saliente è la sua facile replicabilità: basta, infatti, disegnarvi, all'interno, un quadrato basato sul lato minore, o altresì, all'esterno, basato sul lato maggiore per ottenere col semplice compasso un altro rettangolo, minore o maggiore, anch'esso di proporzioni auree.

Se si considera un rettangolo con proporzioni diverse, sussiste ancora la stessa proprietà?
La risposta è ovvia.
NO
Per questo si dice ...aureo!

Dovete sapere che molti artisti e matematici del Rinascimento (del calibro di Leonardo da Vinci, Piero della Francesca, Bernardino Luini e Sandro Botticelli - tanto per citarne alcuni) rimasero molto affascinati dal rettangolo aureo e dal rapporto da esso sotteso.

Allora esso era conosciuto come divina proportione e veniva considerato quasi la chiave mistica dell’armonia nelle arti e nelle scienze (ah beata ingenuità degli antichi).

De divina proportione è infatti il titolo del trattato redatto dal matematico rinascimentale Luca Pacioli e illustrato da sessanta disegni di Leonardo da Vinci.
Questo libro, pubblicato nel 1509, influenzò notevolmente gli artisti ed architetti del tempo e di molte epoche successive.

In questo trattato Pacioli (che vedete qui ritratto dall'occhio del pittore Jacopo De Barbari) ricercò nella proporzione dei numeri i principi ispiratori in architettura, scienza e natura. Il rapporto aureo introdotto fu definito divino perché in possesso di diversi caratteri che appartengono alla divinità. E' unico nel suo genere, è trino perché abbraccia tre termini, indefinibile in quanto è irrazionale, è invariabile.

Leonardo cercò di infondere nei suoi dipinti un sentimento di ordine proprio utilizzando il rapporto aureo. In particolare Da Vinci incorporò il rapporto aureo in tre dei suoi capolavori: La Gioconda, L’ultima cena e L'Uomo di Vitruvio. Guardiamoli assieme per scoprire il ricorso al rettangolo aureo.



Nella Gioconda il rapporto aureo si può individuare:

nelle dimensioni del viso
nell’area che va dal collo a sopra le mani
in quella che va dalla scollatura dell’abito fino a sotto le mani.


Ne L’Ultima cena, Gesù, ci sono vari rettangoli ma quello che ho voluto mettere in evidenza incornicia il solo personaggio veramente divino, e quindi dipinto con le proporzioni divine (perché racchiuso in un rettangolo aureo eh eh).

Nell’Uomo di Vitruvio (il più noto emblema della simmetria umana) Leonardo studia le proporzioni della sezione aurea secondo i dettami del De architectura di Vitruvio che obbediscono (ovviamente) ai rapporti del numero aureo.

Scrive Vitruvio:

"Il centro del corpo umano è inoltre per natura l’ombelico; infatti, se si sdraia un uomo sul dorso, mani e piedi allargati, e si punta un compasso sul suo ombelico, si toccherà tangenzialmente, descrivendo un cerchio, l’estremità delle dita delle sue mani e dei suoi piedi".



Oltre a Leonardo, la sezione aurea affascinò tanti altri pittori che non possiamo menzionare tutti. Da ricordare Botticelli che la rappresentò nel celeberrimo dipinto La nascita di Venere.


Che dire poi del pittore ottocentesco Piet Mondrian, autore di numerosi quadri astratti in cui domina l'uso/abuso di figure geometriche e rettangoli aurei?

Insomma, come avrete capito, anche un rettangolo può essere speciale, soprattutto sel la sua costruzione è informata secondo principi aurei.

Un modo alternativo per costruire un rettangolo dalle proporzioni auree è quello di accostare in successione quadrati che abbiamo per lati i valori della successione di Fibonacci: cioè 1, 1, 2, 3, 5, 8 ...

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Mhhh andiamo sul complicato... ma chi è Fibonacci anzitutto?
E che cosa è la sua successione (quasi magica) di numeri?

Dunque dovete sapere che Fibonacci elaborò l’aritmetica che conosciamo e introdusse lo 0. Niente male come inizio. Diamo una visualizzazione al nostro uomo. Ecco un suo ritratto.
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Questo matematico pisano,come altri matematici del suo tempo, contribuì alla rinascita delle scienze esatte dopo la decadenza dell'ultima parte dell'età classica e del primo Medioevo.
Ma Fibonacci è soprattutto ricordato per via della sua sequenza divenuta ormai celeberrima e nota col nome di numeri di Fibonacci .

L’uso della sequenza di Fibonacci risale all’anno 1202 e si compone di una serie di numeri nella quale ognuno di essi è la somma dei due numeri precedenti (1,1,2,3,5,8,13,21…).

L'intento di Fibonacci era quello di trovare una legge che descrivesse la crescita di una popolazione di conigli. Questo il ragionamento che lo portò ad elaborare la successione di numeri.

imm

Prendiamo una coppia di conigli e mettiamola in un recinto.
Supponiamo che i nostri conigli non muoiano mai.
Quante coppie di conigli ci sono dopo 1, 2, 3, 4, 5 …. mesi?

Assumendo che:

a) la prima coppia diventi fertile al compimento del primo mese e dia alla luce una nuova coppia al compimento del secondo mese;
b) le nuove coppie nate si comportino in modo analogo;
c) e coppie fertili, dal secondo mese di vita, diano alla luce una coppia di figli al mese;

Avremo che:

se partiamo con una singola coppia dopo un mese ne avremo sempre una di coppia ma questa sarà ora in grado di riprodursi (1°MESE -> 1). Così anche al secondo mese (ricordate? una coniglia sforna la coppia al compimento del secondo mese (2°MESE -> 1), nel mese seguente avremo la coppia presistente e la nuova coppia appena nata 1+1=2 (3°MESE ->2). Di queste due solo una sarà in grado riprodursi e quindi il mese successivo avremo 2+1=3 coppie perchè solo la coppia fertile ha partorito (4°MESE ->3).
Di queste tre ora saranno due le coppie fertili quindi nel mese seguente ci saranno 3+2=5 coppie (5°MESE ->5). In questo modo il numero di coppie di conigli di ogni mese descrive la successione dei numeri di Fibonacci.

I primi 41 numeri di Fibonacci sono:

0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55 (=F10)

89, 144, 233, 377, 610, 987, 1597, 2584, 4181, 6765 (=F20)

10946, 17711, 28657, 46368, 75025, 121393, 196418, 317811, 514229, 832040 (=F30),

1346269, 2178309, 3524578, 5702887, 9227465, 14930352, 24157817, 39088169, 63245986, 102334155 (=F40)

I numeri di Fibonacci hanno una innumerevole gamma di applicazione, soprattutto in matematica ma anche in altre aree, quali la biologia, l'architettura, l'economia e l'informatica.

In natura molti fenomeni, come la crescita delle foglie delle piante, la ramificazione degli alberi (o la disposizione della scorza dell'ananas) sono legati ai numeri di Fibonacci.

imm

Prendiamo ad esempio la ramificazione degli alberi.
Ogni ramo impiega un mese prima di potersi biforcare.
Al primo mese quindi abbiamo 1 ramo, al secondo ne abbiamo 1 ancora, al terzo 2, al quarto 3, al quinto 5, al sesto 8 e così via.

Ma anche le orbite dei pianeti hanno diametri proporzionali ai numeri di Fibonacci…etc

Nei frattali di Mandelbrot, governati dalla proprietà dell'autosomiglianza, si ritrovano ancora i numeri di Fibonacci ('autosomiglianza difatti è governata da una regola o formula ripetibile, così come la successione di Fibonacci).

I numeri di Fibonacci sono utilizzati anche nel sistema informatico di molti computer. In particolare vi è un complesso meccanismo basato su tali numeri, detto "Fibonacci heap" che viene utilizzato nel processore Pentium della Intel per la risoluzione di particolari algoritmi.

E che dire della musica?

I 13 tasti delle ottave, distinti in 8 bianchi e 5 neri, a loro volta divisi in gruppi da 2 e 3 tasti ciascuno.

2, 3, 5, 8, 13 appartengono infatti tutti alla successione di Fibonacci,
Vogliamo parlarne? Forse no perchè usciremmo dall'argomento ma ...inutile dirlo... anche qui il matematico pisano colpisce ancora.

Johannes Kepler notò poi (e qui arriva il bello) che facendo il rapporto fra due numeri di Fibonacci consecutivi, esso si avvicina sempre più a 1,61803, valore noto anche con il nome di rapporto aureo.

8 / 5 --> 1.6
13 / 8 --> 1.625
21 / 13 --> 1.6153
34 / 21 --> 1.6190
55 / 34 --> 1.6176
89 / 55 --> 1.6181

Dunque il rapporto aureo 1.618... è strettamente legato ai numeri di Fibonacci
Interessante. Non trovate?

Insomma anche per questa settimana avete a cui pensare.
Un’ultima cosa.
imm

Fibonacci ha ispirato persino il serial televisivo Lost. L'equazione di Valenzetti infatti (4 8 15 16 23 42) che compare ad un certo punto della serie è un'equazione del tutto immaginaria che scimmiotta quella di Fibonacci. In questo caso secondo la drammaturgia invocata dagli sceneggiatori di Lost l'equazione sarebbe stata sviluppata dal matematico Enzo Valenzetti e predirebbe il numero esatto di anni e mesi prima dell'estinzione dell'umanità.
Insomma, seppure tutto inventato, interessante anche questa prospettiva di equazione. Non trovate?

Tornando al rettangolo aureo possiamo concludere che le particolarità di tale rettangolo (assieme all'alone che già risiedeva attorno alla proporzione aurea, sulla quale è basato) l'hanno fatto considerare nei secoli un canone di bellezza assoluto. Non sono mancate nell'800 persino indagini psicologiche volte ad avvalorare tale tesi. Insomma quando dovete fare un rettangolo, già che ci siete, fatelo aureo.

Scherzi a parte ... che ne dite?
Pensate davvero che il rettangolo aureo sia il "rettangolo più bello"?

Nel prossimo intervento ci getteremo nel campo della simmetria universale.
Come dire. Rimanete sintonizzati su questo canale mentale.

Vi ricordate i vecchi topolini, con la loro mitica frase
CONTINUA NEL PROSSIMO EPISODIO ?

Perfetto.
Allora è così.
Questa discussione continua nel prossimo intervento.

Ora vado a farmi un bagno al mare.
E per chi di voi mi leggesse in spiaggia.
Attenti a non bagnare il portatile!
Hasta luego.

 
Di Paolo Paliaga (del 22/06/2010 @ 01:33:08, in STRUMENTI ARTISTA, linkato 48 volte)
Cari amici, a chi lo posso rivelare se non a voi?
Ebbene si....qualche giorno fa...ho tradito la Mela!
No...aspettate! La cosa bella non è questa!
La cosa bella è che ...  ho comprato un pc!
Era dal 2002 che ciò non avveniva.

Ora vi racconto tutto. Anche io stento a crederci! Eppure è successo. Dunque avevo voglia di qualcosa che mi permettesse di sfogliare Internet sul divano, sul letto o dovunque mi trovassi. Era una domanda latente che da tempo albergava dentro di me. Ma non era mai venuta a galla con tale emergenza. Volevo divertirmi con signorina "informatica" ma non davanti alla scrivania. Non d'estate...soprattutto! E nemmeno soluzioni tipo internet al televisore, non era quello che andavo cercando!

Così ... come potete immaginare ... mi sono subito interessato all'ultimo nato di casa Apple, l'IPAD!
Ammetto che all'inizio ne sono rimasto affascinato (in special modo guardando il bel sito di casa Cupertino), poi però alcune perplessità e riflessioni sono venute a galla.
Così sono anche andato in negozio.

Dunque...anche dal vivo...bell'oggetto sicuramente, di design come tutti i prodotti targati Mela ma devo ammettere che questa volta il prodotto mela mi ha lasciato indifferente!
Anzi c'è di più! Sono rimasto persino contrariato dalla politica di Apple al riguardo. Ma non voglio entrare in polemica. Per carità! Dico solo che trovo che il nuovo prodotto non mantenga le aspettative avveniristiche che promette (almeno dal mio personalissimo punto di vista).
Non c'è affatto alcuna libertà di istallare programmi. Sembra un Iphone, che tra l'altro io non ho (anche perché non mi riconosco nell'italiano medio con il telefono costantemente all'orecchio - negli anni '70 era il borsello, negli anni 80/90 l'autoradio - insomma il tormentone si ripete). 

Se devo fare solo quello che Apple mi consente di fare ... mi dispiace ... preferisco non fare nulla o andare al mare o fare altro.
Perché io cerco qualcosa che rivoluzioni il mio modo di operare al computer, soprattutto quando sono in relax.
Qualcosa che alteri la mia prospettiva informatica ed creativa in generale.

Così sono tornato mestamente alla dimora e mi sono messo a cercare nuovamente su internet.

Possibile che non esista ciò che sto cercando (PENSAVO)?
Possibile non esista il prodotto informatico che mi permette di fare il salto qualitativo che tanto auspico (PENSAVO)?
Possibile che non ci sia niente di altro che mi permetta di trasformare l'esperienza ed il vissuto di internet come desidero (PENSAVO)?

Se cerco informazioni con semplicità seduto sulla tazza del cesso (PENSAVO mentre NAVIGAVO) ... forse potrei trovare alcune informazioni differenti da quelle che comunemente vado cercando con il solito portatile appoggiato sulle gambe.
Forse potrei accedere a settori sconosciuti della mia curiosità (PENSAVO), della mia mente.
Forse potrei progredire ed evolvermi.

Così, cerca che ti cerca, dopo tanti "fiabe poco colorate" mi sono finalmente imbattuto nella FAVOLA che agognavo.
 
Come potete vedere dalle foto ... ecco il mio nuovo portatile/tablet sensibile al tocco sullo schermo.
 
Rivoluzionario.
Semplice.
Economico.
Versatile.
Accessibile.

Uno straordinario NETBOOK che permette allo schermo di girarsi su se stesso e diventare un tablet. Io a dire il vero lo uso solo così, come lo vedete nelle foto. In più è' un multitouch, cioè avverte più tocchi contemporanei della mano sullo schermo. Monta il sistema operativo WINDOWS 7 home premium. E già con questo sono assicurati i controlli touch già a livello di sistema operativo. E per fortuna WINDOWS 7 non è una "sVISTA tecnologica" come il precedente sistema operativo targato Richmond (PENSAVO). Insomma questo acquisto si può fare (PENSAVO).

Il netbook si può gestire completamente con le dita schiacciando sullo schermo ripiegato sopra la tastiera. Proprio come un tablet. O meglio per allontanarci dall'inglese ... proprio come un piccolo libretto. Perché la grandezza dello schermo (e quindi del libretto digitale) è di soli 10 pollici. In più se si vuole c'è anche una sorta di pennino contenuto dentro lo chassis del computer stesso che permette di essere molto precisi quando si vuole disegnare con Paint o con qualunque altro tipo di applicazione che richiede estrema precisione di puntamento.

Così...detto /fatto...l'ho comprato.

Sono andato al negozio (rigorosamente a piedi) e voila ... come vedete dalle foto ... è in mio possesso.

Straordinario ciò che si può fare con questo giocattolo!
 
Tra tutti gli impieghi io lo preferisco per leggere la mia grande collezione di Diabolik (che così mi posso portare sempre con me). Perché (udite...udite) c'è un tasto che permette di ruotare lo schermo secondo tutti i quattro versi e quindi anche in senso verticale. Così lo si può leggerecomodamente seduto o sdraiato, sfiorando lo schermo con movimenti naturali per scorrere le pagine. Incredibile! Lo si può usare per leggere  il giornale la mattina comodamente seduto a tavola (per il verso verticale tipico del giornale naturalmente) tra una tazza di caffe fumante ed un bella brioche. In più si può leggere al bagno qualche e-book scaricato oppure qualche fumetto archiviato. Il massimo poi quando lo si usa in completo relax per suonare una tastiera virtuale di piano prima di addormentarsi, oppure quando, in completo disimpegno,  si naviga il mappamondo con il programma Visual Earth del pacchetto Microsoft. Se si è in vena di programmare un viaggio o solo di sognarlo sembra proprio di toccare il mondo con un ... dito. Si può ingrandire, ruotare, muovere... insomma fare tutto quello che si vuole. Che dire poi dei giochi Touch? Semplicemente straordinari!

Certo ancora non posso darvi le mie impressioni complete dal punto di visto artistico. Da troppi pochi giorni ce l'ho e siamo appena entrati in estate. Voi capirete! Certo però posso dire di essere molto soddisfatto dell'acquisto, come avvertite dal registro tonale che esprimono le mie riflessioni!

Del resto non sono andato affatto alla cieca (e consiglio anche voi di fare come me prima di procedere all'acquisto). Ho cercato il prodotto su "you tube", trovando molti filmati che parlavano del prodotto stesso. In gergo si dice "unboxing" intendendo con questo anglicismo lo "sconfezionamento" davanti ad una telecamera di un prodotto a partire dalla scatola (quella con cui vi viene venduto) e la sua istantanea dimostrazione con tanto impressioni di un esperto (o almeno presunto tale) in tempo reale.  Interessante l'esperienza che consiglio a tutti voi di fare. Profondamente anarchica. E divertente. Perché alle volte gli "esperti" sono buffi. Romantico però quel loro "consegnarvi emozione da sverginamento di prodotto". Vi ricordate quando da piccoli compravate il prodotto e leggevate con entusiasmo le prime righe del manuale. Favoloso!

Un breve esempio per essere ancora più chiaro. 
Dal mio manuale di bambino preferito.

Commodore 64.
Guida per l'uso.
Copyright 1982.

INTRODUZIONE
SIete ora l'orgoglioso proprietario del COMMODORE 64, per cui vi facciamo le nostre più vive congratulazioni per aver acquistato uno dei migliori computer del mondo.
La commodore è nota come la società del computer amico ed essere amici significa fornire manuali di istruzione facili da leggere, da comprendere e da usare.

(avete letto che stile che aveva la commodore? molto simile a quello mac!)

 Vi immaginate la sorpresa di me bambino nel leggere tale righe? Avevo già visto 2001 Odissea nello spazio e avevo già una fervidissima fantasia. Quelle parole mi fecero letteralmente volare! Scusate la digressione. Ritorniamo allo de-scatolamento.
 
Insomma molto spesso gli "espertoni" sono buffi. Ad esempio io ne ho visti di italiani, tedeschi, francesi, inglesi fare a gara nello sconfenzionamento del piccolo tablet oggetto di queste mie parole. In alcuni ho visto persino delusione, dopo pochi minuti di fervore ed entusiamo iniziale. Altri invece rimanevano più stagni in fatto di emozioni. Insomma ho fatto una media campionaria delle valutazioni proposte (assieme naturalmente ad una investigazione psicologica degli stessi, insomma per capire da che pulpito venivano le prediche!). E così in realtà conoscevo già pregi e difetti prima di comprarlo (si potesse fare così anche per le donne!)  Insomma quando sono andato nel negozio specializzato ne sapevo più del commesso...che mi guardava sbalordito e meravigliato.

Tornando al lato tecnico si tratta finalmente di un vero portatile.
Come consumi.
Come utilizzo.
Come semplicità di fruizione dei contenuti multimediali di internet in completa libertà.
Come modifica del vissuto di navigazione da internauti.

Se poi questo strumento (come credo fortemente) potrà anche modificare il mio modo di lavorare al computer in disimpegno, il mio modo di essere curioso sul mondo e quindi cambiare anche il mio modo di produrre arte, questo lo devo ancora verificare ma penso proprio di si.
Siete dunque avvisati. Io mi sto muovendo così. E voi? Che fate? Rimanete indietro (eh eh...)?

Il modello?

Opsss. Voi sapere che non amo la pubblicità, perciò non ne farò alcuna. Certo se volete potete cercarlo in rete (indizi ve ne ho dati e molti) e lo troverete facilmente.
Se poi, proprio volete sapere il modello, scrivetemi alla email paolo@paolopaliaga.com e ve lo rivelerò. Ma la pubblicità vi prego, non obbligatemi a farla. Questo proprio, non ci riesco! E poi ... fate a capire. Ne andrebbe dell'onore di uno che ha realizzato Cara Pubblicità!
 A proposito...grazie mille per tutti gli apprezzamenti che continuamente ricevo.

E a  presto con nuove riflessioni dal favoloso regno dell'estetica.

Come vedete gli interventi si sono fatti più rarefatti. Ma del resto l'estate è così, si sa. Comunque non temete. Qualcosa da leggere lo troverete sempre.
A proposito di lettura...opss dimenticavo...che la poltrona ed il mio Diabolik preferito su Tablet mi stanno aspettando.
Ahh ... un'ultima cosa prima di lasciarvi.
Dovete sapere che secondo alcune leggende metropolitane il morso sulla mela del logo Apple è un riconoscimento ad Alan Turing, il padre della moderna informatica, dal carattere eccentrico, morto suicida, nel 1954 ingerendo una mela avvelenata con cianuro di potassio. Turing prese spunto dalla fiaba di Biancaneve da lui apprezzata fin da bambino (come vedete i sogni dei bambini alle volte ci inseguono da grandi)!
Forse però il morso è solo la rappresentazione visiva di un gioco di parole (con byte).
In inglese bite (morso ) si scrive simile a Byte (in informatica 8bit).

Apple ci scherzava addirittura! “Byte into an Apple”. Un gioco di parole.

O per lo meno il morso permette all’icona di non essere scambiata con un pomodorino ciliegia.

Certo, anche se l'IPAD non mi emoziona, devo ammettere che la storia del logo del sua mamma è affascinante (come tanti suoi prodotti).
 
Di Paolo Paliaga (del 14/06/2010 @ 15:14:00, in ESTETICA, linkato 31 volte)
Cari amici,
oggi parleremo di estetica e più precisamente di estetica cosmica.
Alcuni anni fa, parlando di me e del mio segno astologico, ebbi modo di scrivere:

Nato sotto la melodia cosmica del segno del cancro
da sempre sento tutto in modo molto forte....

Bene. Sappiate che la sintesi del mio intervento è contenuta già in queste poche parole.

Ma partiamo dall'inizio ovvero da quel panteismo naturale che sento dentro di me fortissimo e che mi porta dritto dritto a credere che esista un ordine più grande rispetto a quello della mera esistenza umana. Ma qual'è questo ordine? In verità non credo che l'uomo con la sua testa "finita" possa mai arrivare a comprenderlo ma certo escludo a priori un dio con il barbone che ci somiglia e ci guarda dall'alto dei cieli. Quella è magia antropomorfica secondo la mia personalissima visione di artista!

Invece se ci pensate bene è la stessa scienza ad essere religiosa e spirituale quando ci racconta le sue presunte verità, come ad esempio che la Via Lattea (la galassia in cui viviamo) contiene circa 100 miliardi di stelle, ha un'eta' di 15 miliardi di anni e forma un disco del diametro di 100.000 anni luce...etc
Non so voi, ma io di fronte a queste dichiarazioni scientifiche ... mi illumino davvero di immenso. Non parliamo di fronte ad un documentario naturalistico...
Voi capirete quindi come con una tale visione del mondo io sia dolcemente portato a credere a quel filone di studi molto antico (imparentato con la più nobile sorella astronomia ma molto più vituperato rispetto alla stessa ) che risponde al nome di astrologia. Naturalmente non faccio riferimento all'astrologia quotidiana da giornale ma invece a quella che studia le linee di personalità degli individui. Anche perché dopo parecchi anni di analisi e verifiche personali posso dire con certezza che alcune cose ritornano proprio.

Ma andiamo per gradi. Anzitutto che cos'è un segno solare?

E' una particolare zona dello zodiaco (Ariete, Toro, Gemelli ecc) in  cui il sole era collocato al momento della vostra nascita, una posizione precisa che si può ricavare da una serie di tavole chiamate Effemeridi, calcolate degli astronomi. Come dire che il sole essendo il più importante di tutti i corpi celesti, dà un'impronta così marcata alla personalità da permettere un'immagine assai accurata dell'individuo nato mentre esercitava la sua influenza.

Che cos'è invece una carta natale?

Pensate ora ad una fotografia dell'esatta posizione dei pianeti nel cielo, al momento della vostra nascita basata su precisi calcoli matematici. Come dire che oltre al sole e alla luna, ci sono otto pianeti e tutti influenzano la vostra vita a seconda del segno in cui erano quando siete venuti al mondo, della distanza l'uno dall'altro calcolata in gradi e della loro esatta collocazione (una sorta di programmazione di noi umani al momento della nascita stile computer ma solo molto più misteriosa e cosmica).

Così se siete nati il 17 giugno, siete naturalmente dei gemelli perché il sole era nel gemelli. Tuttavia la luna che governa l'emotività avrebbe potuto trovarsi nell'Ariete, colorando così le vostre tendenze emotive con i caratteri dell'ariete. Mercurio che governa la mente avrebbe potuto essere nello Scorpione per cui i vostri processi mentali potrebbero risentire delle caratteristiche dello Scorpione. Marte che tra l'altro presiede all'eloquenza e all'azione avrebbe potuto trovarsi nel Toro, per cui potreste parlare e muovermi abbastanza lentamente, come un Toro appunto. Venere avrebbe potuto trovarsi nel Capricorno...e via così per tutti i pianeti. Tuttavia nessuna di queste collocazioni cancellerà le qualità di base del vostro segno solare. Semplicemente perfezioneranno i dettagli della vostra personalità.

Certo non vuole questo mio intervento essere un'apologia di tale filone di studi ne' un trattato esauriente (anche perchè non ne sarei capace mentre esistono tanti siti validi in rete) ma come al solito vi offro uno stimolo per riflettere. Ecco allora alcune considerazioni che vi lancio a modo di fresbee (Vi ricordate questo fantastico gioco? Non ci gioca più nessuno oggi! Che peccato! Se volete chiamatemi e ci giocheremo assieme in spiaggia! L'ideale quando la spiaggia è arroventata ... eh eh!)

La prima considerazione è che la conoscenza dei segni solari puo aiutare nel concreto della vita spicciola nel rapporto con gli altri. Perché se ci pensiamo tutti un po pre-programmati dalle stelle nei comportamenti e nei caratteri (per carità non voglio aprire qui una discussione sul rapporto tra uomo e libero arbitrio!) è più facile comprendere gli altri ed accettare le differenze che intercorrono con noi. Così ad esempio due freddi ed equilibrati genitori Scorpione qualora diventassero consapevoli a livello astrologico, potrebbero essere più pazienti con la esuberanza di un figlio Gemelli nel quale diversamente potrebbero vedere solo una frenetica irrequietezza. Allo stesso modo perdonerete ad una Vergine la sua pedanteria quando vi renderete conto che è nata per stare sempre all'erta e per risolvere i problemi solo dopo averli esamiati in ogni dettaglio.

Poi c'è il fatto che quasi mai le persone sono quelle che avrebbero potuto essere davvero almeno secondo la loro carta natale. Perché ahime troppo spesso succede che una particolare biografia soffochi la vera personalità di un individuo (rispecchiata dal suo segno solare) e lo costringa in un angolo di se stesso. Così la conoscenza astrologica può avere il beneficio di aiutare a riconoscere i desideri nascosti, le speranze segrete, i bisogni più profondi di noi stessi. Ci renderà più amabili e ci permetterà di conoscere persino gli altri in modo diverso. E così si potrà arrivare a scoprire che il mondo è più facile e la gente migliore di quello che si è portati a credere (eureka!) ma ciò accadrà solo se ci si sforzerà di vedere l'arcobaleno nascosto in ciascuno di noi. Certo in questo non serve solo l'astrologia ma certamente quest'ultima aiuta. Provare per credere.

Come nota aggiungo che i commenti li ho dovuti disabilitare perchè venivano farciti in modo automatico non richiesto da spider e robot. La solita spazzatura che circola in rete (se solo pensate che il 90 % dello scambio email è spam!!!). Però se volete contattarmi o fare commenti usate pure questa email: paolo@paolopaliaga.com. Fatelo! Mi fa piacere! Hasta luego. Pablo
 
Di Paolo Paliaga (del 09/06/2010 @ 20:46:16, in ESTETICA, linkato 40 volte)
Cari amici eccomi in laboratorio. Chiedo scusa se sono stato assente per parecchi giorni ma sono appena rientrato da New York. Nell'ultimo mio intervento di questo laboratorio tutto il mio parlare di pensiero laterale e dei ricordi di New York ad esso connessi mi avevano sollevato un incontenibile desiderio di tornarci. Così, vedendo che non avevo improrogabili scadenze, subito dopo aver postato l'intervento nel laboratorio, ho fatto qualche chiamata a New York, acquistato online un biglietto, fatto in fretta e furia le valigie ed sono immediatamente partito alla volta della grande mela. Ohhh è  stata una bellissima esperienza! Un piacere impiacentito e divenuto carne. Come piume di un raro metallo spiumato. O come pino d' argento versato in nave spaziale. Mentre atterravo quali visioni incantevoli.
La città è sempre magnifica e piena di attività (in giugno poi è ancora più splendida). I miei amici sempre molto in forma. Insomma una breve e eccitante vacanza e tutto ha filato molto karasciò. Con piacevoli vibrazioni trasmesse al basso intestino. Sull'aereo del ritorno pensavo a cosa mai avrei potuto postare in laboratorio. E mi è venuto in mente un argomento che avevo sollevato a lezione del corso VideoMaker ma che per ovvie ragioni di tempo non avevo potuto approfondire. Così eccomi a parlare proprio di questo. Naturalmente questo è un intervento di tipo avanzato che richiede cioè una pregressa conoscenza del modello stesso. Spero voi tutti l'abbiate. Altrimenti andate prima a studiarvi qualcosina sul modello di sceneggiatura in tre atti e tornate poi a qui leggere. Ok? Ci siamo intesi?

Dunque, come i miei allievi sanno bene (perché ne abbiamo parlato abbondantemente a lezione nel corso VideoMaker) il modello della sceneggiatura in 3 atti è il principale modello di riferimento (assieme al viaggio dell'eroe) per la maggioranza dei film di intrattenimento.
Il modello ha precise caratteristiche: un protagonista verso il quale proviamo empatia di identificazione che affronta un percorso di conflitto esteriore ma anche di grande conflitto interno. Il modello si compone di tre atti. Ciascun atto monta la giusta tensione che conduce all'atto successivo secondo lo schema TRASGRESSIONE (1° atto) - RICONOSCIMENTO (2° atto) - REDENZIONE (3° atto).
Il 1° atto prepara il conflitto e conduce il protagonista verso una soluzione solo illusoria del suo problema. In realtà la scelta che fa il protagonista è per definizione erronea cosicché si possa procedere al 2° atto lungo il quale il protagonista arriverà lentamente (e finalmente) alla consapevolezza di se stesso e della strada sbagliata intrapresa. Si arriverà così al 3° atto dove finalmente il nostro protagonista avrà la possibilità di redimersi.
Durante la maggior parte del secondo atto (che ricordiamo è l'atto più lungo di un film) lo SCS (Spettatore Comune da Sala) si ritrova ad anticipare le intenzioni del protagonista ed è già consapevole di quello che invece il nostro personaggio comprenderà alla fine del secondo atto. A quel punto la storia sembrerà come arretrare e lo spettatore finalmente si riallineerà con il protagonista e con la sua consapevolezza finalmente illuminata. Da quel punto in poi il nostro personaggio di riferimento sarà destinato a trionfare.
Fatte queste premesse possiamo dunque capire che ci troviamo di fronte ad una forma di narrazione molto rigida e fin troppo positiva.
Cosa voglio dire? Semplice! Che il modello della struttura in 3 atti è certo in grado di sviluppare storie immediatamente riconoscibili (perché legate ad un modello di stereotipo connaturato alla nostra morale pre-esistente) ma è anche fortemente limitato sotto il profilo espressivo non riuscendo a catturare personaggi e finalità di espressione più sfumate e meno tipizzabili.
Dunque il modello dei tre atti attraverso il processo di redenzione assomiglia molto ad un racconto morale che tende a riaffermare un'etica preesistente e che ci suggerisce un mondo ordinato e chiaro in cui i personaggi controllano i propri destini. Come dire che è falsa la premessa fondamentale su cui i modello è poggiato. Il mondo  non è un regno coerente, giusto, buono sensibile alla bontà e alla verità (basta accendere un telegiornale per rendersi conto di questo!)
Dunque in una sceneggiatura basata su tale modello il movimento in avanti della storia avviene a scapito non solo di una ricchezza espressiva ma soprattutto della verità.
Quindi, cari novelli registi o artisti in erba, per cercare di esprimere l'ambiguità e l'arbitrarietà del nostro mondo contemporaneo dobbiamo capire i limiti di tale modello e non basta cambiare i contenuti e le storie ma bisogna invece agire a livello stesso di modello e forma.
Ciò si può fare evidenziando in modo ironico la struttura (cercando di sminuire il processo di redenzione e la morale da esso sottesa) oppure si può cercare di minimizzare la struttura andando verso una direzione che potremmo definire di casualità documentaristica. Oppure giocare con entrambi i modelli. Insomma state attenti ai modelli! Io vi ho avvertito!
Sperando che queste mie  considerazioni vi possano illuminare un pochino vi saluto. A presto e buon mare (per chi lo può fare)!
 
Di Paolo Paliaga (del 31/05/2010 @ 10:18:37, in STRUMENTI ARTISTA, linkato 58 volte)
Molti di voi mi chiedono quale sia la formula magica per poter inventare cose nuove.
Eh eh ... a parte il fatto che come sapete bene (se leggete questo laboratorio con continuità) non esistono scorciatoie verso l'atto creativo ... si può aggiungere che per essere veramente creativi bisogna imparare a guardare le cose da un altra prospettiva, formulare la domanda da un'altra angolazione.

Ma come imparare a fare una cosa del genere?

Dunque...durante la mia lunga permanenza a New York ebbi la fortuna di vivere nell'Upper East Side, vicino a Central Park, in quell'area chiamata "Museum Mile" (cioè il "Miglio dei musei"). Nella foto si vede cerchiata di rosso una delle finestre della casa che mi ospitò per nove lunghi mesi. La fortuna sfacciata fu che come praticante della Merill Lynch avevo la tessera per entrare in tutti i musei senza pagare nulla. Tutti i migliori musei del mondo a pochi passi da me: fu una esperienza impagabile e preziosa come l'acqua per uno che ha appena finito di attraversare un grande deserto (quello dell'Università di Economia e Commercio eh eh...)

Dividevo l'appartamento con Joana, bellissima donna di origini svedesi che aveva lavorato con Kissinger. Tra i suoi amici c'erano persone molto eccentriche che ebbi la fortuna di frequentare. Tra questi uno in particolare: Julian. Lui abitava proprio lungo la Fifth Avenue in un piccolo appartamento pieno di opere d'arte. Di origini tedesche, aveva vissuto la sua infanzia in Sudafrica per poi trasferirsi a New York. Nipote di un generale delle SS (leggendari i suoi racconti al riguardo) era stato un'importante art dealer e aveva avuto importanti rapporti di lavoro anche con Salvador Dalì (mitici anche quei racconti). Tra l'altro nella casa di Joana campeggiavano anche quadri di una certa importanza tipo Botero che Julian aveva "parcheggiato" lì.
Tra Joanna e Julian c'era una grande intesa e spesso lui stava a casa nostra. Anzi spesso io cucinavo per loro degli spaghetti molto semplici con tanto Parmesan (un grande barattolone di formaggio grattugiato che non ha alcuna parentela con il parmigiano) e che loro sembravano molto gradire.

In queste incontri, in queste cene, Julian mi intrattenne in modo molto amabile su argomenti per me completamente nuovi.

Mi parlò ad esempio di Edward de Bono e del suo pensiero laterale.
Secondo De Bono (studioso dei meccanismi di formazione del pensiero nonchè psicologo) il pensiero razionale (pensiero "verticale") ha il rilevante difetto di non cercare nuove interpretazioni del reale ma piuttosto formulare solo una declinazione di concetti già conosciuti.

Solo il pensiero "laterale" può portare a nuove interpretazioni della realtà, perché a questo tipo di pensiero interessa risolvere un problema comunque, a prescindere dalla chiave logica. Come dire forzando una soluzione, ancora prima di trovarne una base logica, si arriva più facilmente ad un risultato creativo per poi procedere a ritroso dalla conclusione finale intuita.

Per essere veramente creativi (per stimolare il famoso emisfero destro) ci sono esercizi da fare ed alcune tecniche da mettere in pratica ma in particolar modo bisogna essere diversi ogni giorno.
Ceniamo tutti i giorni alle 20.00? Facciamo sempre quel percorso per arrivare a casa? Mangiamo sempre quelle cose? Vediamo sempre quel tipo di film? Facciamo sempre quel tipo di viaggio? Frequentiamo sempre quel tipo di gente?

Male!

Per ritrovarsi nuovi e diversi (e quindi con idee e soluzioni creative originali o semplicemente geniali) bisogna saper alterare le regole della propria vita.
Svegliarsi ad orari diversi. Alterare stili e comportamenti. Fare cose che mai ci saremmo sognati di fare. Insomma anche quella di essere diversi ogni giorno è un'arte.  Ricordo anche uno splendido esercizio creativo che spesso facevamo con Julian dopo cena e che consisteva nel prendere in esame un singolo semplice oggetto come una molletta fermacarte, un posacenere, uno spazzolino.... e pensare a 100 impieghi di quello strumento che non fossero la funzione originale per cui è stato pensato.
All' inizio non fu affatto facile uscire dall'alveo logico e razionale. Ma poi diventò liberatorio ed altamente creativo.

Naturalmente invito voi tutti a comprare e leggere questo libro molto interessante (cosa che feci qualche giorno dopo quello che mi aveva detto Julian) e mettervi a sperimentare praticamente il pensiero "laterale." Certo invito tutti ad andare a New York perché è una città che, in perfetto stile america,  permette di fare a tutti e a tutte le ore del giorno e della notte le esperienze più particolari. Non parlo di vita mondana di notte, cosa che trascurai completamente! Intendo dire invece che nel giro di qualche giorno si può ad esempio entrare a far parte del sistema della comparse del Metropolitan Opera e cominciare a guadagnare 20 dollari ad atto partecipato.
Io ad esempio feci la comparsa nella Turandot, nell'Aida, nella Boheme come potete vedere dalle tre foto che ho inserito qui (terribile la resa ma le ho ri-fotografate con la macchina digitale...abbiate pazienza).




Fu una esperienza davvero esaltante! E poi New York ti permette di conoscere personaggi davvero eccentrici come il mio amico Joel Brody, uno scultore che parla 17 lingue, compreso naturalmente l'italiano e molto generoso di cuore che scarrozzò me ed i miei amici che mi vennero a trovare in lungo e largo per New York.


Eh si...consiglio proprio a tutti New York. In primis per respirare quella sua "religione laica" ed in secundis...(eh eh) perché è davvero una città che potremmo definire....sotto il profilo creativo e di stimoli....altamente esplosiva (eh eh)...hasta luego amigos e studiatevi questa cosa del pensiero laterale se volete essere davvero creativi!

 
Di Paolo Paliaga (del 28/05/2010 @ 02:59:57, in ANATOMIA ARTISTICA, linkato 54 volte)
Pac-Man fu inventato da Tohru Iwatani, programmatore della Namco, e pubblicato per la prima volta dalla Midway Games nel 1980; acquisì subito grande popolarità e negli anni, sotto l'etichetta "Namco", sono state pubblicate varie versioni per la quasi totalità delle console e dei computer, conservando fino a oggi la sua fama di classico dei videogiochi.
Mi ricordo da bambino la difficoltà di superare persino il secondo muro (si, lo so, ero una schiappa, troppa emotività, troppa paura di quei fantasmini che mi inseguivano sullo schermo). Poi un giorno capii che i fantasmini non esistevano. Perché il fanstasmino lo sa. Se fuggi lui ti correrà dietro ovunque. Se invece ti fermi e lo fronteggi il fantasmino non potrà che scomparire. Paff...e non ci sarà più.

Filosofia a parte, oggi più grandicello, con il mio punto di vista d'artista ho deciso di rendere omaggio al 30° anniversario di Pac-Man in modo alquanto originale e bizzarro (logica capovolta).

Perché non far scomparire completamente i fantasmini, mi sono domandato, che tanto davano fastidio all'interno del gioco? Perché non rendere pacman re incontrastato di questo gioco di piattaforma per antonomiasia? Ecco allora una mia personalissima versione di pacman solitario.

Giocateci pure con i tempi che desiderate. Tanto non sarete mai inseguiti dai fantasmini e potrete fare tutti i livelli che desiderate e prendere tutta la frutta che volete. Insomma un pacman così sono sicuro non l'avete mai giocato! Pacman antistress!

Due però le lezioni artistiche che possono derivare da questo mio giocoso ed innocente esperimento.

1) dopo qualche muro vi renderete conto di come il conflitto e la tensione siano aspetti essenziali del gioco e  della vita, così come di una  sceneggiatura (presto cioè vi stuferete a stare troppo soli su quello schermo - provare per credere).

2) E' comunque affascinante uscire dall'alveo di uno schema prefissato. Perché un giocattolo è un oggetto bello, misterioso e prezioso. Ma il bambino curioso non si ferma solo al gioco. Il bambino curioso davanti al suo meraviglioso giocattolo lo rompe perché vuole sapere come funziona.

La curiosità e la dimensione della sperimentazione hanno preso il sopravvento.
Il giocattolo non c'è più, ma quel bambino ha fatto delle importanti scoperte.
E per un artista i giocattoli da smontare e ricomporre sono le idee preconcette, sono  il reale, sono tante cose che non si possono qui scrivere.

Avanti bambini curiosi che mi leggete, fate anche voi i vostri esperimenti!

E non dimenticate (se non l'avete mai visto) di vedervi Malincotronica, un mio lavoro di video arte ambientato nel regno dei giochi Mame. Erano i favolosi anni '80...sigh sigh che malincotronica!

 
Di Paolo Paliaga (del 26/05/2010 @ 09:36:32, in STRUMENTI ARTISTA, linkato 52 volte)
Oggi non cammina più nessuno.
Camminare è diventato un lusso vero e proprio.
Ma come mi direte voi? Facciamo di tutti per comprarci macchine invidiabili e vistose e poi dobbiamo andare a piedi? Se la mettete così è chiaro! Ma trovo paradossale che uno si iscriva in palestra e poi per andare nel negozio sotto casa prenda la macchina.

E poi credo che camminare sia l'unico vero modo per conoscere un territorio, per capire bene una città, le sue dinamiche,  spiarla dal di dentro. Respirare storie. Poterle poi raccontare.

Un po' come quando si fa un viaggio in aereo e ci si trova catapultati in un altro paese senza vedere ciò che si attraversa per arrivare in quel posto. Il teletrasporto sarà anche comodo ma risulta così poco poetico e soprattutto così poco informativo ed istruttivo. Al contrario un viaggio in pullman o treno permette di capire il territorio che si attraversa, consente di osservare, insegna la pazienza. La stessa noia che si può provare può essere foriera di idee inaspettate che potrebbero venirci a trovare.

Per me camminare è necessario e fondamentale come respirare. Non ne potrei fare a meno. E poi camminando si formano le endorfine, quelle droghette naturali che ci sanno far sentire più felici.

In fondo l'equazione mente corpo ha bisogno di essere in ordine e questo lo sapevano già gli illuminati antichi con il loro motto  "mens sana in corpore sano" ( Giovenale, Satire, X, 356).

Spesso anzi alcuni problemi creativi si risolvono (almeno per me) proprio andando a camminare. Per questo suggerisco il camminare come un vero e proprio strumento d'artista. Perché il camminare ti porta ad una sorta di meditazione in movimento dove dopo un po' che cammini ti dimentichi chi sei.

Ci sono vari modi di camminare.

Il camminare per andare da qualche posto. Spesso allora ci si accorge che la città è molto più piccola di quanto si pensi o di quanto faccia pensare l'utilizzo della macchina. E' una rivelazione piacevole scoprire di essere in grado di raggiungere un posto da soli con l'uso delle proprie gambe. Quasi che la tecnologia faccia di tutto per snaturarci e farci perdere la nostra essenziale identità di animaletti che si devono procacciare il cibo. Fatti fummo (da chi non ci è dato proprio di scoprirlo nonostante ordini ed ordini di teologici passino il tempo ad arrovellarsi il capo) per muoverci, correre, cacciare.

Poi invece c'è il camminare per camminare quando cioè ci si avvita in un ovale (tipo parco o stadio sportivo) e lì diventa certo più noioso ma anche una gara con se stessi e quasi, per dimenticare la fatica, ci si allontana ancora di più da se stessi (e dai problemi legati alla propria identità) e si entra in una fase di beata meditazione.

Spesso nel passato si è fatto riferimento ad un artista maledetto che si distrugge il corpo perché lui non può farne a meno. Beh credo che sia anche questo un brutto stereotipo. Artista maledetto va bene ma più nei contenuti, cioè osare dove gli altri si tirano indietro. Così mi sta bene. Ma uno che distrugge il proprio corpo è uno che non ha la consapevolezza di ciò che è e di quel dono unico che è la vita.

Uno che si distrugge ha certo l'intuizione di non essere in ordine...una specie di guardiano della soglia emotiva che gli ricorda che qualcosa no va. Ma non ci lavora sopra e rimane sempre allo stesso stadio.

Bisogna invece stare attenti ad ascoltare i messaggi che la nostra psiche ci manda. In una società fortemente caratterizzata dal rumore fisico e mentale ciò diventa sempre meno facile ma anche sempre più necessario.

Insomma gente questo è il consiglio. Camminate per ascoltarvi. Vedrete che la vostra linea fisica ne beneficerà e con lei anche la vostra creatività personale.
Provare per credere.
 
Di Paolo Paliaga (del 24/05/2010 @ 08:11:25, in ANATOMIA ARTISTICA, linkato 56 volte)
Un altro estratto audio tratto dalle mie lezioni di sceneggiatura del corso VideoMaker 2009/2010 tenuto assieme al docente Massimo Volponi (CrakersFilm) e all'associazione Nie Wiem.
Brevi pillole utili e frizzanti per stimolare il vostro cervello e mostrarvi come funziona l'anatomia artistica applicata.

Preparare un pitch, una presentazione durante la quale raccontare a un potenziale finanziatore in pochi minuti il vostro progetto di film, è un arte. Ma  come si scrive un pitch? E perché può risultare utile a prescindere dalla presenza stessa del produttore? Seguite le mie riflessioni e vedrete che le troverete interessanti.

Buon ascolto e buon pitch a tutti!
 
Di Paolo Paliaga (del 22/05/2010 @ 00:00:00, in STRUMENTI ARTISTA, linkato 42 volte)
Il cinema è una forma d'arte moderna, nonché uno dei più grandi fenomeni culturali nati alla fine del XIX secolo.

La rapida successione di immagini che contengono una ripresa frazionata della medesima azione è alla base di quella illusione ottica che noi conosciamo con il nome di settima arte.

Questo perché, secondo la convenzione, le arti vengono indicate in questo ordine:
1) Architettura (arte primitiva per antonomasia, ossia l'arte dell'uomo di costruirsi una casa)
2) Musica (arte primigenia, all'inizio solo composta di voce e percussioni)
3) Pittura (declinazione dell'Architettura)
4) Scultura (declinazione dell'Architettura)
5) Poesia (declinazione della Musica)
6) Danza (declinazione della Musica)
7) Teatro in origine e conseguentemente Cinema (in fondo se ci pensate bene concilia parzialmente tutte le altre)

Come dice Akira Kourosawa "il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica."
Giusto dico io.
Ma attualizziamo oggi questo concetto.
Vedendo come vanno le cose dal di dentro credo che bisognerebbe sciacquarsi la bocca (abbondantemente) prima di definire il cinema come la settima arte. Anzi parafrasando proprio questa espressione arriverei a dire che il cinema più che la settima arte è in realtà la settima prostituta.
Del resto non sono il primo a farlo perché già nel 2007 qualcuno certamente più grande di me, l'illuminato Greenaway, aveva dichiarato ufficialmente al festival di Barcellona che il cinema era morto.
Se ci pensate bene, per fare un film ci vogliono così tanti soldi che un regista prima ancora di essere un artista deve essere anzitutto un abile imprenditore capace di racimolare denaro, sedurre produttori, accattivarsi le simpatie di mercanti vari (in particolar modo quelli della distribuzione), percorrere certi circuiti di interessi e relazioni (e soprattutto non pestare certi piedi). Si arriva così diretti al paradosso che chi si afferma ed ha quindi la voce per poi parlare (alla fine sono poi sempre gli stessi) dimostra quasi di essere più abile in campo commerciale che espressivo ed artistico.
Ed allora dico io?
C'è qualcosa che non va!
Dove è la libertà di questo mezzo espressivo?
Tutte le altre arti (quelle vere) sono molto più percorribili in libertà ed autonomia
Il cinema invece richiede un processo molto artificioso per ricreare la realtà.
Ha bisogno di strade chiuse, comparse che simulano il reale, maestranze che portano cavi, luci, cineprese o telecamere...
E poi c'è la questione del risultato.
Perché più è grande la distanza tra l'intenzione dell'artista ed il suo gesto creativo, maggiore sarà lo scostamento dal risultato che l'artista voleva ottenere in partenza, maggiori sarano i compromessi a cui dovrà sottostare e minori i risultati espressivi che riuscirà ad ottenere. Così, a ben guardare, questo costosissimo giocattolo che altro non è che il cinema, si rivela in realtà un mezzo espressivo molto povero e fragile (espressivamente parlando) che possono coltivare davvero in pochi. Capirete allora perchè io sia più orientato al genere documentario o alla video arte. Certo questi due mezzi non saranno così luccicanti e sfavillanti come il cinema ma almeno sono più genuini e puri come strumenti espressivi di artista. Ci fosse ancora in giro gente come Pasolini!

Chiudo questo intervento con un dilemma che ho lanciato un po' di tempo fa durante un seminario non trovando alcuna risposta!
Benedetta settima prostituta, così giovane ed ambiziosa, cosa sarà di te fra qualche secolo?
Qualcuno ha una risposta?
Per chi propone risposte interessanti metto in palio un week-end dedicato alla video-arte nella mia residenza estiva (ed espressiva)!

Hasta la vista amigos!
 
Di Paolo Paliaga (del 19/05/2010 @ 22:11:11, in ESTETICA, linkato 58 volte)
Grazie per tutti i complimenti che mi inviate. Mi fate quasi imbarazzare ma devo confessare che mi fa davvero molto piacere riceverli e soprattutto mi spinge a continuare in questo personalissimo laboratorio così particolare.
Molti mi chiedono. Perché faccio questo?
In verità, in verità vi dico che restituisco semplicemente un favore. Perché la vita, oltre chè un dono, è condivisione di tutto e anche di conoscenze ed ispirazioni varie. Solo condividendo ci sentiamo vivi e si realizza quella che l'illuminato Dalai Lama dice che sia la vera ed unica forma di felicità realizzabile (io gli credo). Insomma ho voglia di restituire la grazia che molti mentori (incontrati sulla mia strada nei campi più disparati) hanno dato a me. A chi mi riferisco? Ad alcune persone in particolare. Chi sono? Ohh quanto siete curiosi... dirò soltanto che si tratta di alcune persone illuminate ... (Aldo, Renata, Faber, Luis, Lory, Sergio, Max, Renè, Tiziano).
Infine ce n'è una nel campo meramente estetico. Una grande pensatrice. Nonché pittrice (sono suoi i quadri che utilizzo in Altra Strada). Nonché mia cara amica. Una me al femminile.
Ma cominciamo a fare subito alcune distinzioni. Ci sono teste e teste. Ci sono donne e donne. Ci sono creatività e creatività. Sulmana (questo è suo nome) è tutto in una persona.
A lei devo davvero molto.
La incontrai che ero un pischellino ancora poco esperto di materie artistiche e lei con molta umiltà mi diede i primi rudimenti di estetica.
Credo di poter affermare senza alcuna possibilità di smentita che sia la persona + creativa che abbia mai incontrato sulla mia strada finora. La sua testa ha il prezioso dono di scomporsi come mercurio liquido, avvolgere un problema creativo, farne come il calco, analizzarlo sviscerandolo in profondità e risolverlo. Come lei nessuno mai!
Questo è il suo sito www.sulmana.net
Vi riporto alcuni stralci di testo tratti dalla sua biografia e dalla sua visione artistica.

ALCUNI STRALCI DEL PENSIERO DI SULMANA TRATTI DAL SUO SITO
Mi piace osservare, scoprire, contemplare l'universo femminile dentro di me e fuori di me.
Intuisco che gli elementi femminili, presenti in una donna così come in uomo, possono aiutare l'essere umano contemporaneo a ritrovare la via verso una società di pace e di prosperità.

Quando gli interessi scientifici, tecnologici ed economici di un gruppo ristretto di persone trionfa e si impone sui diritti di intere società è un chiaro segno che ciò che prevale sono un abuso di potere ed un vero e proprio disprezzo per la vita degli altri e per la vita in generale. Ne consegue che la politica ed i governi non sono più il luogo delle decisioni ma il luogo della rappresentazione delle decisioni già prese da coloro che coltivano gli interessi sopraddetti.

Io penso e credo che per superare una tale situazione sia necessaria una educazione creativa basata sull’amore e su un pensiero libero, sulla continua ricerca della Verità e della Bellezza e su un profondo rispetto per tutti gli esseri viventi e per la natura in cui vivono.

A questo scopo occorre fare un grande salto di consapevolezza che favorisca lo sviluppo della creatività e della coscienza, della dimensione spirituale e sacra dell’esistenza. Questo grande salto ci permetterà di riconoscere la nostra amata terra come un essere vivente di cui tutti noi siamo parte.

Provengo da un profondo amore per la Filosofia sia occidentale che orientale, amore che non mi abbandona mai. 

Nel tempo ho cominciato ad interessarmi di tecnologie legate all'apprendimento, allo sviluppo di reti sociali on line e alla formazione dei progettisti e dei produttori di tali tecnologie. In particolare mi sono occupata della formazione, attraverso l'uso di tecnologie di rete, di ingegneri che progettano sensori nei robot.

Sempre ed in ogni caso il tema centrale della mia ricerca rimane l’Essere umano anche e soprattutto nel suo rapporto con computer, tecnologie e realtà virtuali via via più spinte e pervasive.
Proprio in questo orizzonte di centralità dell’essere umano, l’Arte si disvela a me come una delle forme più alte di conoscenza della natura umana e della natura in generale e come una delle forme di rivoluzione e di cambiamento più civili e potenti perché operanti sul piano simbolico.
L'Arte è per me la risposta, non omogenea alla domanda filosofica, in grado di superare creativamente il dualismo di razionalità/irrazionalità e di azione /contemplazione.
Mi piace per questo contemplare ma anche trasformare il mondo, che sia quello interiore o quello esterno, con gli occhi delle forme, dei segni e dei colori.
Ho percorso e continuo a percorrere pause, più o meno lunghe, di "fuga" per rifornirmi dello spirito/anima...
Oggi vivo alle porte di Ancona, nel centro Italia vicino al mare Adriatico con un cuore di nomade...

Insomma avete capito che tipo di mentore il destino mi ha messo sulla mia strada?
Hasta la vista amigos....
 
Di Paolo Paliaga (del 17/05/2010 @ 20:59:55, in ANATOMIA ARTISTICA, linkato 65 volte)
Un altro estratto audio tratto dalle mie lezioni di sceneggiatura del corso VideoMaker 2009/2010 tenuto assieme al docente Massimo Volponi (CrakersFilm) e all'associazione Nie Wiem.
Brevi pillole utili e frizzanti per stimolare il vostro cervello e mostrarvi come funziona l'anatomia artistica applicata.

In questo caso una lezione davvero importante! Perchè il cinema non è solo storia, personaggi, tema. Quelli fanno parte anche dei luoghi letterari. Nel cinema c'è qualcosa di unico. Facciamo riferimento ai segni visivi e al senso ad essi collegato che esprimono la visione del mondo da parte del regista.

Buon ascolto!
 
Di Paolo Paliaga (del 16/05/2010 @ 00:33:36, in ESTETICA, linkato 51 volte)
Cari amici che mi leggete ben trovati!

Oggi parleremo di psicoestetica dei colori, di colori complementari ed altre amenità del genere.

Che c'entra tutto mi direte voi con la ricerca video artistico letteraria?

Ma come? Spero stiate scherzando! C'entra eccome!

Nel campo dell'estetica esistono poche regole basilari che si ripetono su scala diversa. Ma i principi sono gli stessi. Un po' come avviene per i frattali, quegli oggetti geometrici figli di semplici funzioni matematiche che contengono al proprio interno strutture simili a sé stesse ma su scala sempre più ridotta.
Frattale di Mandelbrot



I frattali più vengono investigati in profondità con la lente di ingrandimento più non cambiano aspetto.



Osservate!



Vedete ... più si scende in profondità più tutto rimane invariato!



Se volete sapere ancora di più sui frattali guardate il pezzo in cui ne parlo in Senza Tempo. 

Comunque presto scoprirete come queste nozioni che vi distillo intervento dopo intervento daranno contributo alla vostra creatività pratica. Ma veniamo al dunque.

Diciamo subito che in natura i tre colori primari sono il rosso, il verde ed il blu.
 Quando questi colori si mescolano con uguale intensità si forma il bianco.
 Quando due colori primari si sovrappongono, creano un terzo colore, un colore secondario.

Ad esempio, come potete vedere in figura.

Quando si mescolano il rosso ed il verde si produce il giallo.

Quando si mescolano il rosso ed il blu si produce il porpora (magenta).

Quando si mescolano il blu ed il verde si produce l’azzurro.

Il cerchio di colori proposto dallo scrittore tedesco Goethe che vedete sulla sinistra suddivide invece i colori in due aree: un’area cosiddetta calda ed un’area cosiddetta fredda.

Il rosso, il giallo, l’arancione che Goethe descriveva come colori vivaci ed ambiziosi, sono considerati colori attivi, cioè atti a produrre stimoli positivi.

Le ombreggiature di blu e viola sono generalmente ritenute passive.

L’atmosfera prodotta da un determinato colore è un aspetto fondamentale da prendere in considerazione.

In realtà i colori di per se stessi non sono né positivi né negativi. Hanno invece un effetto psicologico positivo o negativo, consapevole o inconsapevole su chi li osserva, in base all’esperienza vissuta e all’umore individuali.

A tale proposito c'è il test di Luscher che si avvale di otto colori, 4 colori base (rosso, giallo, verde e blu) e 4 colori ausiliari (viola, marrone, grigio e nero), che concorrono a descrivere diversi sentimenti di sé.


il rosso “fuoco, spirito, scintilla che origina la vita” denota un senso di forza e di sicurezza, per cui la scelta orientata al rosso corrisponde ad uno stato di attivazione nella direzione di una conquista, ad un desiderio espansivo: esprime fiducia e sicurezza di sé;

il blu è la calma, la soddisfazione, la pace interiore, la quiete, l'armonia;

il verde esprime stabilità, forza, tenacia, costanza, perseveranza, equilibrio psicologico, autostima, riferimento saldo a valori forti;

il giallo, “colore più prossimo alla luce”, caldo, irradiante, luminoso suggerisce espansione e movimento, libertà e autonomia, è colore del cambiamento e della ricerca del nuovo;

il viola, ottenuto mescolando rosso e blu, è il colore della trasformazione, della metamorfosi, del passaggio da uno stato ad un altro;

il marrone è un colore solido, corporeo, materiale, corrisponde alla sensazione della propria fisicità;

il grigio è il colore neutro di chi prende le distanze dai sentimenti e dalla vita, optando per il non coinvolgimento;

il nero è il 'non colore', la negazione, l'opposizione dietro la quale può nascondersi un desiderio di rivendicazione di potere.


Discorso a parte merita l’arancione; comprende gli aspetti “forti” del giallo e il “calore” del rosso e quindi esprime dinamicità e giocosità della vita, il bisogno di rinnovamento psicofisico, la ricerca di libertà e di illuminazione spirituale.

Tornando più sul campo fisico e della percezione del colore è quanto mai utile rilevare che i colori interagiscono tra loro. Così qualunque giudizio espresso sul colore è necessariamente relativo in quanto l’ambiente in cui un certo colore viene impiegato influenza il modo in cui il colore stesso viene percepito.

Così quando si accostano due colori qualsiasi il risultato che si ottiene è una leggera variazione della tinta dei due colori: ognuno dei due colori appare come se fosse addizionato col colore opposto a quello affiancato. E se la volete proprio sapere tutta vi dirò che lo scopritore ed il primo vero studioso di questo fenomeno fu Chevreul, un chimico francese che lavorava in una fabbrica di tessuti. Per caso, intrecciando due tessuti di colore diverso scoprì l'interazione che avveniva tra due colori.


Osservate! Il rosso per esempio può apparire luminoso quando è combinato con il nero, e sembrare assolutamente opaco quando è associato con l’arancione.

Allo stesso modo il giallo ed ai suoi mutamenti di atmosfera ed in una certa misura della stessa tinta, in base alla combinazioni di colori.

Il giallo e nero combinati assieme formano il massimo contrasto cromatico/acromatico.

L’atmosfera che viene creata  è di allarme e di pericolo.

Lo stesso giallo combinato con il verde dà una sensazione completamente diversa.

Di vicinanza alla natura e relax. Da cosa dipende questo fatto ci possiamo chiedere? In verità, in verità cari lettori che mi leggete vi dico che ciò dipende dal fatto che i due colori sono vicini l’un l’altro nel cerchio dei colori (si ... il cerchio di colori pensato da Goethe ... salite pure in alto con la rotella del mouse ad andare a verificare!).

Guarda caso infatti se noi scegliamo colori come il giallo ed il blu che si trovano su posizioni opposte del cerchio dei colori, si viene a formare un contrasto affascinante.

Arriviamo così a parlare di colori complementari che sono appunto quei colori che si trovano su posizioni contrapposte all'interno del cerchio dei colori di Goethe. Il concetto di colori complementari è strettamente collegato al concetto di tinte opposta e quest'ultimo poggia stabilmente le sue basi su precise caratteristiche fisiologiche e ottiche. Questo effetto ottico (contrasto simultaneo) è dovuto al fatto che l'occhio opera sempre un meccanismo di differenziazione tra due colori accostati. Ma per non tediarvi troppo dirò che quello che interessa a noi qui rilevare è che l'accostamento di colori complementari di colori dalle tinte opposte è un espediente che può essere usato sia per rendere un colore in sé più saturo.

Se però questi colori sono combinati sotto forma di carattere e sfondo  arriva il disastro perché ne risulta un effetto di tremolio che rende difficile leggere testi ... in particolar modo su schermo dove il colore è costituito da onde luminose. Siete avvertiti! Attenti ai colori complementari!

Ora come immagino potete intuire non è qui nè il posto ne il luogo dove io possa trattare esaurientemente il magico mondo alchemico dei colori ma quella che vi ho indicato è la strada potenziale di ricerca di cui beneficerà la grafica delle vostre copertine, la colorazione dei vostri film, il vostro abbigliamento e tutti gli ambiti di colore che si vivono nella propria vita. In più nulla vieta che possiate utilizzare queste regole per le idee stesse. Se ci pensate un attimo molte delle considerazioni che abbiamo detto sono valide a tale riguardo. Riflettete gente, frattali docet!

E buon colore a tutti!
 
Di Paolo Paliaga (del 14/05/2010 @ 13:24:50, in ANATOMIA ARTISTICA, linkato 40 volte)
Un altro estratto audio tratto dalle mie lezioni di sceneggiatura del corso VideoMaker 2009/2010 tenuto assieme al docente Massimo Volponi (CrakersFilm) e all'associazione Nie Wiem.



Brevi pillole utili e frizzanti per stimolare il vostro cervello e mostrarvi come funziona l'anatomia artistica applicata.

Qui si parla di struttura di una storia.

Buon ascolto!
 
Di Paolo Paliaga (del 11/05/2010 @ 02:37:14, in ESTETICA, linkato 43 volte)
Come dovreste sapere, se leggete abitualmente questo laboratorio e conoscete i miei lavori di videoarte filosofica, in Cara Pubblicita, altro mio manifesto di pensiero, il punto di vista dell'artista viene dilatato fino alle estreme regioni del Culture Jamming.

Ma cosa vuol dire Culture Jamming?

Il termine, traducibile in italiano con "sabotaggio culturale" (o anche con "interferenza culturale") è un movimento contemporaneo di cultura che mira alla contestazione dell'invasività dei messaggi pubblicitari veicolati dai mass media nella costruzione dell'immaginario della mente umana.

Non è chiaro?

Ascoltate come si esprimono quelli del Culture Jamming e capirete.
Le foto che vedete sono tutti esempi di Culture Jamming.

Voi strumenti di comunicazione di massa per decenni ci avete insegnato ad inseguire il mito del successo, del possesso, della bellezza, dell’esteriorità, facendoci ingurgitare tonnellate di  condizionamenti e seduzioni per farci sentire a disagio senza il vostro prodotto e senza il vostro meraviglioso e finto stile di vita.

Noi non possiamo e non vogliamo sentirci sbagliati se non rappresentiamo il modello di felicità degli strumenti di comunicazione di massa, perché il vostro modello esiste solo allo scopo menzognero di venderci un prodotto, una saponetta, o più semplicemente carta igienica. 

Per questo ci divertiamo ad alterare i vostri testi mediatici, con l'obiettivo di deviare il vostro potenziale di seduzione originale verso finalità meno marchettare.

E consapevoli di navigare in piena opposizione ad un regime mediatico dilagante e totalizzante facciamo appello alla controrivoluzione culturale, ovvero riutilizzo critico di immagini, simboli, codici e testi di questa bella società mediatica, la cui unica finalità è la costruzione del consenso.

Agendo su un terreno culturale popolato di presenza mitiche, generate e alimentate dalla cultura di massa, il nostro intervento non può non avvalersi delle stesse armi del nostro originario persecutore. Un'azione di natura mitopoietica, volta ad una profonda valorizzazione mitica secondo una logica capovolta, attraverso la deformazione dall'interno di miti consolidati.

E ci rivolgiamo ai giornalisti radicali, quelli più impegnati che impiegati, perché ci aiutino in questa forma di controriforma culturale, di terrorismo poetico volto a creare zone autonome di significato, volto a salvare gli inermi e gli indifesi ovverosia una opinione pubblica sempre più vampirizzata dalla pubblicità.

Bisogna sfruttare l'estetica per saccheggiare un simbolismo fortissimo e mitologico capace di invocare la forza antagonista.

Bisogna attingere dal bacino dei segni testuali e visivi delle pubblicità celebri per distorcerli e produrre messaggi alternativi non soggetti alle regole della grammatica culturale dominante.

Guerriglie comunicative che vogliono creare momenti di confusione e distorsione, momenti che ci dicono che tutto potrebbe essere diverso.

Provare per credere. Non è difficile. Basta aggiungere un po di rumore al segnale mentre passa dall' "emittente" al "ricevente", per incoraggiare interpretazioni idiosincratiche ed impreviste dei testi mediatici.

Interessante come punto di vista. Non trovate?
Direi un classico esempio di logica capovolta che si estende all'estetica e la fa sua.
Cosa? Non sapete cos' è la Logica Capovolta? Allora correte subito a vedere Altra Strada!
 
Di Paolo Paliaga (del 10/05/2010 @ 02:10:39, in ANATOMIA ARTISTICA, linkato 46 volte)
Oggi è stato il giorno della prima comunione di mio nipote che si è tenuto a Torino. Avrei voluto partecipare ma c'era un seminario qui ad Ancona tenuto da Gianclaudio Cappai.
Ho fatto bene a restare.
Belle vibrazioni di artista ho ricevuto.
Anche io che sono di gusti assai difficili non ho potuto non cogliere lo splendore di un artista ispirato che lotta per la consacrazione del vero.
Perchè Gianclaudio è prima di tutto un'artista e poi un talentuoso regista. Certo io molte cose che ha detto le conoscevo ma è stato molto affascinante venire a contatto con un regista che ci ha svelato tanti retroscena, tante esperienze della sua accademia. Dopo affascinanti esperienze e racconti di lezione vissuta con il famoso direttore della fotografia Vittorio Storaro (suo mentore visivo nonchè insegnante in accademia), straordinari film mostrati ad esempio si è arrivati alla sua poetica e l'artista Cappai ci ha concesso il prezioso regalo di un attenta e sentita analisi del suo mediometraggio arrivando addirittura a spiegarci il suo film scena per scena e conquistando ed affascinando tutti con il suo prezioso punto di vista. Che volere di più dalla vita e soprattutto ad Ancona? Anche con i ragazzi del corso (molti dei quali venivano ...guarda caso da Roma) c'è stato un feeling immediato. Tre di loro erano miei allievi del corso VideoMaker base.  E addirittura con alcuni ragazzi del corso ci siamo intrattenuti per un aperitivo fino alla una di notte (mai durato tanto un aperitivo). Come dire un'altra di quelle belle giornate che non ti aspetti dalla vita e che invece appendi dolcemente al chiodo. Grazie vita. Grazie di esistere. E grazie Nie Wiem. Siete un bel gruppo ispirato anche voi.

E ora per dare qualcosa anche a voi miei cari lettori ecco un'altra piccola puntatina di anatomia artistica. Stavolta si parla di tema.
Buon ascolto!
 
Di Paolo Paliaga (del 06/05/2010 @ 09:18:53, in ANATOMIA ARTISTICA, linkato 58 volte)
No dico....che avevo scritto qualche giorno fa ed esattamente il 27 aprile alla fine del mio articolo sull'Isola dei Famosi e delle splendide manovre autoriali?
Se non ve lo ricordate ve lo rammento io!
Che Daniele Battaglia avrebbe vinto l'isola dei Famosi!
Non ci credete? Sfogliate il calendario sulla destra al mese di aprile e fate click su 27.

E chi ha vinto infatti?
(per la cronaca l'Isola dei Famosi edizione 2010 è appena finita ora che siamo il 6 di maggio ed è stata vinta da uno dei figli dei POOH leggasi Daniele Battaglia)

Forse che sono un preveggente?
Oh no...signori....proprio no....
Il famoso punto di vista ...è sapere anche intuire le dinamiche economico televisive (sono un creativo a tutto tondo, oltre che regista,  ... ed ho anche fatto Economia e Commercio con Laurea in Marketing ... dimenticate?)

Dinamiche economico televisive.... che (udite, udite) altro non sono che strategie al pari di quelle tanto vituperate degli isolani...

....strategie dettate da una fame più grande e più avida...perché fatta di denaro e non di cibo.... e quindi meno giustificabile....fame che a noi ignari spettatori televisivi non è dato conoscere....ma solo intuire...

ma del resto si sa ...a pensar male si fa sempre bene (dicono da queste parti) e quel che è peggio spesso ci si prende (aggiungono)

Lo splendido programma delle Iene (assieme a Striscia vere trasmissioni con finalità pubblica...) aveva in passato dimostrato come i partecipanti ai reality alle volte incaricano ditte specializzate in call center ... ed investono sulla cosa grandissime quantità di denaro...sicuri di ricavarne altrettanto dopo....proprio come veri e propri produttori di se stessi....intendiamoci mica sbagliato questo sistema di guerilla marketing ... diciamo molto attuale... l'unico che può funzionare in questa economia del massacro che non ha visto ancora, ahime... del tutto il fondo...

ma torniamo ai reality...dicono addirittura che ad Xfactor ci vadano quei cantanti semi-tiepidi su cui le Major Discografiche (oggi sempre più minor) non si arrischiano di puntare ma che appunto le major mandano allo sbaraglio....nascosti e mascherati come esordienti novellini ...per vedere chi dei tanti pseudobrocchi vince la corrida popolare....e allora su quello che è già stato dal mercato testato si scommette un poco ma lo sanno tutti (presentatore compreso) che questi nuovi frankenstein musicali non sopravviveranno molto a lungo fuori dal laboratorio...povere creature partorite da un sistema malato.....alla stregua di insetti programmati da madre natura (in questo caso mamma televisione) a vivere qualche giornata o stagione di successo (quando va bene) ....

Sono tempi bui di economia difficile...perseguitata dalla crisi e dai pirati di diritti....le major sono in crisi....come tutta una certa economia del passato...incapace di reagire adeguatamente...uno dei pochi ad intuirlo ... Steve Jobs che ha creato cose davvero innovative come il music store...ma sono davvero periodi brutti....guardate cosa succede in grecia...quasi guerra civile...io in grecia ci sono andato in vacanza a settembre...sono due ore di aereo da noi...ieri ci sono stati tre morti....

del resto si sa...se il reality di questi tempi prolifica è perché ci sono poche risorse in fatto soprattutto di idee...è quello che racconto in Altra Strada (vedi Trilogia della Televisione) perché noi figli della televisione con giochi a premi a differenza dei nostri padri siamo educati ad essere più stupidi e meno prolifici di idee...
(non parlo per me naturalmente...io di idee ne ho anche troppe....ho faldoni e faldoni di idee solo accennate...ringrazio ancora i miei genitori che nel periodo dello sviluppo limitarono quasi completamente l'uso del televisore...era un diabolico grundig)

dicevamo il reality prolifica anche perché ci sono poche risorse economiche ed allora si adottano questi format dallo schema aperto...di sicuro impatto sulla gente e che costano sempre meno di altri programmi...

certo capite che quando si può unire l'utile al dilettevole è tanto di guadagnato....
e non è un modo di dire....ed arriviamo al binomio fantastico....

perché se i reality consacrano presentatori stile Facchinetti (ora anche Battaglia che guarda caso vive da anni assieme a Facchinetti a Milano) voi capite che ci sono contratti, ci sono soldi che girano e sono tanti....ci sono occasioni, alleanze....non si tratta solo di vincere ma di consacrarsi per bene, uomini come aziende che si aprono e fanno l'inaugurazione... aziende destinate a produrre denaro per anni...

ed allora la produzione dell'isola non manda Battaglia sin dall'inizio sull'isola ....perchè i primi ad arrivare, si sa, sono spesso i primi ad andarsene ... troppo pericolosa la sopravvivenza dell'eroe...guardate la figura di Dennis, straordinario personaggio fatto uscire di scena dagli autori, forse anche perchè scomodo...allora si decide di mandare Battaglia più tardi....capite che questo rappresenta il sublime della capacità autoriale? stop non dirò di più al riguardo...il resto (per esercizio di fantasia) dovete immaginarlo voi....

Vale giusto la pena evidenziare come alla fine l'equazione riritorni:

vincitore + presentatore = binomio fantastico

pensate che sia fanta-televisione?

possibile...sarà che leggo troppi fumetti, troppi romanzi, guardo troppi film (del resto sono un regista, un creativo... che cosa dovrei fare se non viaggiare di fantasia? ) ma io al popolo sovrano che vota da casa credo poco (e qui entriamo nel settore dell'intuito del cancerino) ... il popolo sovrano non conosce bene le regole economico televisive....il popolo sovrano tra l'ingegnere piemontese e il futuro molto prossimo presentatore di RAI 2 potrebbe anche sbagliare...puntare sulla simpatia...equivocare l'importanza economica che è sottesa dalla consacrazione....ricordate che è la televisione del consenso... i politici ci insegnano

ed infatti guarda caso chi si consacra vincitore?
quello che in televisione ci deve lavorare....
quello che la televisione stava aspettando...
un ennesimo profeta...un nuovo presentatore....

prima la televisione serve per creare il personaggio....
poi la televisione serve a vendere quel personaggio....
capite il concetto di binomio fantastico a cui alludo?
più che popolo sovrano direi altro....
 
ok torniamo alla realtà....
a parte gli scherzi... pura coincidenza?
sarà ...ma tu guarda la casualità....dico io
e comunque avete potuto saggiare la mia capacità di fantasticare, vedere trame dove non ci sono....argomentare cercando di essere credibili....
molto bene...questo mi interessava per entrare in argomento di fantasia ...
ora però veniamo al dunque ... e parliamo del vero BINOMIO FANTASTICO di cui vi volevo parlare...quello di Gianni Rodari e della sua meravigliosa Grammatica della Fantasia....

Ascoltiamo le mie parole da un altro estratto audio tratto dalle mie lezioni di sceneggiatura tenute durante il corso VideoMaker 2009/2010 e gestite assieme al docente Massimo Volponi (CrakersFilm) e all'associazione Nie Wiem.

Ah vi ricordo...quando mi ascoltate fatelo bene...evitando di dare le crocchette al gatto o innaffiare le piante... e soprattutto di guardare la televisione....perché ricordate ...la fretta, diversamente dalla velocità, non porta da nessuna parte...e non insegna a ragionare.... tanto meno a saper vedere oltre....

Buon ascolto!
 
Di Paolo Paliaga (del 03/05/2010 @ 21:58:02, in STRUMENTI ARTISTA, linkato 68 volte)
Avete visto i miei lavori di videoarte filosofica?
Avete guardato o ...avete solo visto?
Cosa pensate che sia la pala manifesto del mio pensiero artistico? Cosa pensate che siano quei tre polmoni sistemati a forma di elica?
Sono quasi sicuro!
Avete solo visto!

Non è un rimprovero naturalmente ma ... a chi ha occhi per vedere (ed è stato debitamente istruito) questa pala manifesto del mio pensiero artistico può dischiudere un vero regno.

Quasi una mappa del tesoro.
Del proprio tesoro personale naturalmente!

Ed una grande occasione!
Quella di afferrare l'essenza di essere artisti!

Un'ultima precisazione. I video non devono essere visti in una particolare sequenza!

A sinistra trovi il pomone verde, espressione del concetto di ISPIRAZIONE dell'artista.

L'ispirazione è la capacità di saper fuggire ... (Vedi Elogio della Fuga)

L'ispirazione è la capacità di saper vedere e non solo guardare ...così come i quadri minori possono avere una forza straordinaria se li osserviamo con il giusto punto di vista -> (Vedi Quadrorama)

L'ispirazione è la capacità di superare le proprie paure che spesso si sembrano talmente vicine da sembrare amiche ma ci allontanano dall'essere i noi stessi veri e quindi veramente ispirati (Vedi Arupa)

L'ispirazione è la capacità di prendere il punto di vista degli altri, persino di oggetti inanimati come computer e domandarci se possano avere un' anima (Vedi Malincotronica)

Il polmone di destra esprime invece il concetto di DISTURBO dell'artista.

Il disturbo è quel contagio negativo, apocalittico ed oscuro dei telegiornali televisivi. (Vedi Zapping Holocaust)

Il disturbo è l'uomo minaccioso non solo verso se stesso ma addirittura verso il pianeta. (Vedi l'Assassino minacciato)

Il disturbo è arrovellarci l'esistenza su questioni metafisiche senza goderci il mistico e magico che comunque ci aleggia attorno in questa unico ed irripetibile istante di materia che si chiama vita. A proposito ... a quel che sembra il tempo sembrerebbe proprio non esistere! (Vedi Senza Tempo)

In alto trovi infine il polmone della POETICA dell'artista.

La poetica è quella inquietudine personale comune a molti artisti che solo in rari casi si coniuga con il talento e l'esercizio e sfocia in genialità (Vedi CaraViaggio)

La poetica è estetica ribelle in odore di Logica Capovolta soprattutto quando gli interessi in gioco sono molto alti (quasi quanto antenne Televisive-> Vedi Altra Strada).

La poetica è "cercare disperatamente il vero" come fa Cara Pubblicità sulle distese di sua Signora della Reclame ma in direzione ostinata e contraria (Vedi Cara Pubblicità)

Non a caso Zapping Holocaust, Altra Strada e Cara Pubblicità sono i vertici del triangolo superiore della Pala e fanno parte della Trilogia della Televisione.

Non a caso l'Inquietudine (CaraViaggio) sta al centro della pala così come dell'artista.

Non a caso CaraViaggio, Assassino Minacciato e QuadroRama sono i vertici del triangolo centrale della Pala e fanno parte della Trittico Pittorico.

Non a caso l'Elogio della Fuga, Zapping Holocaust, MalincoTronica, Arupa e SenzaTempo gli stanno a latere (disturbi ed ispirazioni aleggiano attorno a noi)



Il gioco degli insiemi che si intersecano sta ad alludere quindi che il prezioso segreto per essere artisti riposa in quell'alchemia di un po' di ispirazione (l'area arancio più chiaro), parecchi pizzichi di disturbo (anche il disturbo è energia che l'artista però deve saper riflettere - l'area rosata), e  molto lavoro di poetica (è inutile...ci vuole olio di gomito ragazzi - l'area arancio più scuro).


Via...credo possa bastare...non vorrei farvi fumare il cervello....con me può succedere....siete avvertiti....
Ma ora vi dovrebbe cominciare ad essere tutto più chiaro...riuscite a scorgere in lontananza le luci dell'evocazione artistica?

Hasta Luego Amigos
 
Di Paolo Paliaga (del 03/05/2010 @ 10:52:17, in ANATOMIA ARTISTICA, linkato 64 volte)
Un estratto audio tratto dalle mie lezioni di sceneggiatura del corso VideoMaker 2009/2010 tenuto assieme al docente Massimo Volponi (CrakersFilm) e all'associazione Nie Wiem.

Brevi pillole utili e frizzanti per stimolare il vostro cervello e mostrarvi come funziona l'anatomia artistica applicata.

Ne inserirò anche altre nei prossimi giorni. Serviranno a dimostrare come funziona il corso VideoMaker. Consideratele una sorta di virtuale presentazione del Corso.

Ero in dubbio se inserire questo tipo di contributo sotto la Categoria ASCOLTA o sotto quella di ANATOMIA ARTISTICA. Poi hanno prevalso le ragioni ed i criteri della logica a scapito di quelle della funzionalità.

Buon ascolto!
 
Di Paolo Paliaga (del 02/05/2010 @ 11:44:47, in ESTETICA, linkato 56 volte)
Cari amici che mi leggete aribentrovati!

Sempre a proposito del punto di vista vengo oggi a dare qualche spiegazione su quei tre lavori del pannello di videoarte filosofica che formano gli estremi del triangolo superiore sperando così di rispondere alle curiosità che qualcuno di voi mi ha manifestato.

La trilogia (Cara Pubblicità, Zapping Holocaust, Altra Strada) trova nella televisione il suo minimo comune denominatore come del resto lo trova in milioni di spettatori in tutto il mondo. E' chiaro che la televisione ci ha cambiato radicalmente dal profondo e dall'interno e ci cambia ogni giorno che passa.

Per questa trilogia ho utilizzato materiale mediatico, come spezzoni di film e pubblicità.
Le immagini che compaiono sui televisori sia che siano notizie o scene estrapolate da film diventano colonne portanti della percezione di massa e quindi a tutti gli effetti protagoniste assolute al pari di personaggi o attori in carne ed ossa.

Immagini già viste (e non nuove da girare) materiale cioè da riusare e ricomporre, perchè altamente conosciuto e assimilato nella coscienza collettiva in questa società dell'immagine fortemente mediatica.

Questi tre lavori (come del resto tutti i miei lavori) sono stati creati per essere visti e rivisti e svelare ogni volta nuove associazioni e nuovi spunti per pensare. La loro funzione cioè non si esaurisce con una singola visione. Non è capire come va a finire che è importante. Io stesso che li ho costruiti continuo ad essere stregato dal guardarli e riguardarli. L'ispirazione creativa con cui li costruisco sgorga in modo molto spontaneo ma è assai disciplinata con metodi e tecniche e tanto, tantissimo lavoro.

Questa trilogia ha uno stile molto "culture jamming" (di questo stile parleremo approfonditamente in altri interventi).

1) In ALTRA STRADA è il concetto stesso di televisione ad interessarmi. E' lei la protagonista assieme ad una importante digressione sul concetto estetico di umorismo aggressivo.

2) In ZAPPING HOLOCAUST la televisione invece diventa la onnipresente cornice che racchiude il mondo apocalittico dei telegiornali.

3) In CARA PUBBLICITA' la televisione è ormai evaporata, cioè c'è, è presente ma non si vede. Perchè è la pubblicità ora a rivelarsi come bersaglio. Perché è lei che mi interessa analizzare. Ed uso per il mio scopo le sue stesse tecniche.

ALTRA STRADA (se non lo avete visto guardatelo...anzi direi meglio osservatelo attentamente) non fa altro che rivendicare continuamente l'esigenza di un punto di vista alternativo a quello dilagante e soffocante. E' il lavoro che più approfonditamente approfondisce il punto di vista dell'artista. Un mondo di logica capovolta con cui guardare alle cose. Si fanno importanti citazioni di grandi maestri. E' il mio primo e vero manifesto di pensiero. Perchè in verità i corti mi hanno stufato già da anni. Lo stesso concetto di corto è strausato ora. Perché oggi ormai quasi ogni paesino ha il suo buon festival di corti. Voi capite che quando le cose prendono questa piega da un punto di vista artistico le cose si mettono molto male e l'artista deve fare le valigie ed andarsene (vedete a tale riguardo Elogio della Fuga). Sono i mari solitari ad essere più pescosi di prelibatezze artistiche. Non quelli esauriti da una continua pesca selvaggia.

Torneremo a parlare di punto vista.
 
Di Paolo Paliaga (del 30/04/2010 @ 11:58:56, in STRUMENTI ARTISTA, linkato 57 volte)
Cari amici che mi leggete (a proposito...guardando le statistiche del sito mi accorgo di avere amici che mi seguono anche molto da lontano...saluti a tutti) è venuto il momento di parlare di cose davvero serie ed importanti per la vostra crescita in senso artistico.
Si, certo, ci sono tante cose che non abbiamo detto.
Tante cose di cui non abbiamo parlato e dovremo parlare.
Come ad esempio le regole di estetosofia.

1) Estetica è stupore (a tale riguardo riandatevi a leggere in ESTETICA gli articoli su arte e paradosso)
2) Bellezza=Ordine / Complessità
3) Less is More
4) God is in details

Torneremo a parlare di queste cose naturalmente ma credo che qualche cosa di più importante debba essere trattato qui, ora e subito.

Questo qualcosa è il PUNTO DI VISTA!
Il punto di vista dell'artista.
Naturalmente nella accezione che io dò alla parola in questo mio laboratorio.
E cioè dell'artista impegnato.

Potete avere i mezzi più potenti, le risorse più ampie, gli amici più influenti ma se non conoscete la strada per arrivare al tempio artistico non riuscirete mai ad essere dei veri artisti che riescono a guardare oltre la cortina del tempo....delle mode....di tutto quello che è limite fisico e mentale.

Se ci pensate bene molto spesso le persone accanto a noi guardano ma non vedono. Ti ripetono la loro filastrocca che qualcuno ha insegnato loro (il telegiornale, la suocera, il collega, belzebù in persona).

Solo alle volte capita di imbattersi in qualcuno che lascia intravedere dietro la cortina dello sguardo una vita interiore...un cammino di pensiero personale, fatto di idee che si muovono e si riassemblano in modo autonomo.

Faccio riferimento a quelle persone che quando incontrate sulla vostra via riconoscete per come brillano loro gli occhi. Persone vive, intelligenti, che si fanno domande autonome e strade tutte personali di pensiero. Attenti bene. La laurea, la cultura certo sono importanti strumenti per amplificare il talento ma non sono strettamente legate a questa capacità di vedere le cose a modo proprio e di fare un proprio percorso personale e mentale.  E l'artista impegnato deve giocoforza avere questo pensiero autonomo, non può farne a meno, altrimenti non potrà aspirare ad avere risultati efficaci. Credetemi!

Per avere un vero punto di vista alternativo ed interessante non si può tantomeno giocare a fare gli ispirati. Perchè il gioco non funziona così. Ispirati lo si deve diventare davvero, poi eventualmente si può produrre arte evocando su questo o su quello la forza dell'ispirazione.

Quello del punto di vista è un percorso del pensiero che si fa in numerosi anni di intenso esercizio e solitudine, imparando ad ascoltarsi, ad ascoltare le cose, lontani dal frastuono e rumore del mondo. Imparando a concentrarsi con dedizione, in quello che io chiamo "praticantato creativo". Prima di prendere i voti da artista insomma. Prima cioè di cominciare a produrre cose interessanti.

Per guadagnare questi super poteri di sensibilità bisogna quindi percorrere quasi un cammino spirituale. E c'è di più!
La sensibilità artistica non è al pari di occhiali che si mettono e si tolgono quando si vuole. La sensibilità artistica una volta indossata ti rimane addosso. E' un processo irreversibile che ti cambia profondamente dall'interno e crea dipendenza. Come dicevo a lezione poi si diventa molto più difficili come gusti anche nella decodifica dell'arte. Molto più spigolosi nella fruizione passiva di quella poca arte contemporanea che abbiamo modo di osservare (vedete come parlo, non sono più quell'onnivoro fruitore di spettacoli di teatro o cinema che ero a 20 anni!)
Se come artista arrivo ad avere una certa mia poetica poi quando vado allo spettacolo di tizio o caio quel VESTITO DEL PENSIERO me lo porto appresso e con quello decodifico anche il suo mondo di rappresentazione. E vado cercando conferme a quel punto di vista che si è così faticosamente consolidato dentro di me. E così, se non lo si era già prima, si diventa ancora più soli perchè ci si accorge che la maggior parte della gente (compresi tanti artisti wannabe ed artistofaghi vari che incontro sulla mia strada) non hanno affatto il proprio punto di vista personale ma adottano ora uno ora un'altro a seconda delle circostanze...scimmiottando gli altri artisti.

Perchè giocare a fare gli artisti quando tutti lo possono diventare davvero?
Allora io vi dico....giocate a fare gli avvocati, i commercialisti...e tante altre belle professioni. Lì non è necessaria l'ispirazione. Ma per fare gli artisti seri l'ispirazione ed il punto di vista sono al primo posto.
 
Di Paolo Paliaga (del 29/04/2010 @ 00:45:54, in ESTETICA, linkato 72 volte)
Trovo che sia arrivato il momento di affrontare il capitolo delle scarpe e fare alcune riflessioni circa la loro psico-estetica. Riflessioni d'autore ... naturalmente!

Già prima di ora lo hanno fatto in tanti...a dire il vero...
uno tra tanti Nanni Moretti ed il suo fantastico film Bianca con le sue celeberrime scene dedicate...

Il mio consideratelo giusto un apporto sul tema...

Certo le scarpe sono importanti spie del carattere...
Vi somigliano e sanno tutto di voi...
Ma vediamo cosa sanno...


BALLERINE
Sono le scarpe della tradizione. Quelle della donna che ha un forte legame con l'infanzia e l'adolescenza, con la famiglia e in particolare col padre. Denunciano la volonta' di tornare a un mondo di spensieratezza, lontano dai problemi quotidiani. L'unico elemento che puo' far pensare ad una certa apertura verso i rapporti interpersonali e' il colore: piu' sono colorate, piu' il desiderio di osare supera quello di conservare, e allora possono diventare anche le scarpe per stupire e per stupirsi!


SANDALI
I sandali hanno una grande valenza positiva. Li privilegera' la donna allegra che vive profondamente ogni attimo. Una donna con ottimi rapporti interpersonali, altruista e con voglia di fare. Tuttavia i decori e le pietre, sono simboli di sogni irrealizzati. Quando poi rivestono totalmente la scarpa sottolineano gli aspetti che tendono alla mimetizzazione, emotiva e psicologica.


ETNICHE
Gli intrecci, le frange, le lavorazioni "strane", appartengono a una persona che tende a complicarsi la vita. Tuttavia una scarpa che lascia libera gran parte del piede simboleggia la donna che ha saputo trovare il suo equilibrio. Il cuoio poi compensa l'insicurezza iniziale e svela un animo altruista che vive bene nel mondo e soprattutto tra la natura.


TACCO E PUNTA o TACCO A SPILLO
Come da manuale puntate tutto sulla seduzione. Il tacco alto e' quello della donna ambiziosa che si innalza sul mondo. Se lo si trova abbinato ad una punta sfilata allora e' segno di una forte capacita' decisionale. Donne combattive e vincenti, che vogliono tutto e subito, con una volonta' di ferro. In generale una scarpa "aggressiva", sia dietro che davanti, e' indice del coraggio nell'affrontare i piccoli grandi problemi della vita in un perenne non tirarsi mai indietro. Piu' i colori sono accesi meno predomina la voglia di "mimetizzarsi", percio' chi indossa una scarpa alta verde smeraldo non ha timore a svelarsi per come è, non si fa condizionare dai giudizi altrui e conta molto su se stesso.


MOCASSINI
La scarpa del compromesso che gioca tra emotività e razionalità. La scarpa bassa e' la scarpa dell'infanzia ma nel caso del mocassino o delle "college" ha anche una forte valenza di soddisfazione individuale, una sorta di appagamento "egoistico" della propria emotivita'. In questo caso non c'è il desiderio di cambiare la propria vita, piuttosto il voler mantenere uno status. Infatti i messaggi che lancia all'esterno chi indossa questo modello sono di benessere emotivo e psicologico. C'e' una forte volonta' di autocompiacimento, ma se vi compaiono decori, applicazioni o motivi che allontanano dal mocassino puro e semplice, viene sottolineata una certa facilita' a complicarsi la vita, e a vedere problemi anche quando non ce ne sono!


INFRADITO O DELLO ZEN
Sono le scarpe del benessere psico-fisico, sandali resi ancora piu' essenziali che declamano uno stile di vita pacifico e meditativo. Se il massimo della positivita' in questo senso sarebbe il piede nudo, l'infradito si avvicina molto a quest'ideale. E' la calzatura di chi non frappone veli tra se e la realta', le scarpe della donna soddisfatta e tranquilla. Le si indossa per percorrere un cammino verso la serenita' e la pace dei sensi (tutti!). Chi si piace e sta bene con se stessa tende ad alternarle con scarpe molto alte, magari con il tacco a spillo.


GINNICHE
Usarle tanto abitualmente da non poterne piu' fare a meno non e' la cosa migliore. Se alternate ad altri tipi, le scarpe da ginnastica o quelle tecniche, non hanno di per se un valore negativo. E' l'uso continuo o quasi "morboso" a denotare la presenza di qualche problema non risolto. Potrebbe essere la mancata accettazione della propria femminilita' (infatti sono molto diffuse tra le adolescenti), o potrebbero anche sottolineare un disagio nei confronti del mondo esterno. Se poi si tende a indossarle in versioni con colori chiari e' il mondo della sessualita' ad essere vissuto in maniera poco serena, a volte problematica.

Insomma...novelle cenerentole...
siete alla ricerca della vostra scarpetta?
A voi la scelta!
 
Di Paolo Paliaga (del 27/04/2010 @ 22:46:35, in ESTETICA, linkato 73 volte)
Cari i miei affezionati lettori!

Continuiamo a parlare di ISOLA DEI FAMOSI. E parliamo della penultima puntata EDIZIONE 2010 (vera e ultima puntata).
Vero e proprio capolavoro autoriale. Bravi così gli autori non erano mai stati! Complimenti davvero!
Uno sfoggio di strumenti sadici davvero...interessante.
La potremmo quasi definire l'isola dei sopravvissuti alla mattanza autoriale....

Anzitutto diciamolo...l'isola dei famosi non è più dei famosi. 
Non è rimasto uno...dei famosi ...

La cosiddetta cupola (DENNIS, MILO, CLARISSA) stanca, affaticata, provata a livello psico-fisico dalla lunga permanenza è stata spazzata via da quel tifone di ribellione portato avanti dai giovani figli di papa GUENDA e DANIELE, che a differenza dei veri famosi....non avevano nulla da perdere ed invece tutto da guadagnare dallo scontro sotto i riflettori mediatici....nessuna reputazione da salvaguardare...se non di riflesso quella dei loro padri...ma si sa sono ragazzi...se le cose vanno male è perchè sono giovani...inesperti....

Figli di papà arrivati alla conclusione tra l'altro psicologicamente più freschi perchè arrivati per ultimi....
Come dire...proprio dulcis in fondo ma solo da un punto di vista di plot narrativo (ehm ehm.. MANOVRA D'AUTORE)

Se proprio lo volete sapere mi raffiguro gli autori come attenti sommergibilisti...
Con la loro soggettiva di mirino che punta sulla terraferma del'isola....
Dennis, Nina, Clarissa, Milo...e tanti altri si sono guadagnati un posto in questa neosocietà primitiva.....
E sono sull'isola a litigare tra loro per bagatelle..per un pugno di riso e altre stupidaggini varie....non si aspettano una tale invasione....
non immaginano che presto un missile terra acqua li centrerà e li manderà a fondo...

Già prima di allora gli autori ci avevano provato...
ma in altri modi, sempre sadici ma mai così intensi....

Ora gli autori scelgono armi superiori....più distruttive rispetto a dispettose rappresaglie....

Ora gli autori puntano con il loro lanciarazzi direttamente i naufraghi....
caricano....
premono il grilletto....
ed il missile terra acqua parte direzione isola....
silenzioso....
(quando si dice sparare sulla croce rossa)

Quel missile ....di giovani rampanti allo sbaraglio....silenzioso ed infido porterà presto sbaraglio....scombinerà il precario status quo...
prima Guenda...apparentemente bambina e fragile...
vero e proprio cavallo di troia...
la prima settimana se ne è stata lì...come zombie...
ma in realtà aspettava i rinforzi...come alien nella pancia dell'uomo infettato....

Poi il rinforzo arriva..... e si chiama Daniele...
Guenda ora non è più sola...e può così rialzare la testa e la voce...
Nina, non solo bella ma anche particolarmente intelligente...intuisce il pericolo...ma non riesce a fermare l'avanzata di quel virus mortifero nei confronti dei famosi....destinato ad eliminarli tutti....

"CASO" MILO 
La povera Milo merita alcune parole a parte. Prima, vera e propria celebrità osannata ....simbolo di una certa italia....bla bla bla....
Quando ha cominciato ad annaspare?
La Milo ha cominciato ad arrancare quando è stata attaccata nell'onore ... criticata apertamente e ripetutamente dal suo amico Malgioglio. Se quello è un amico...mi domando un nemico cos'è...ma forse diciamolo....anche questa è una interessante MANOVRA D'AUTORE ... un autore che in questo caso si chiama Malgioglio ed il suo protagonismo ... povera Milo... 

Parliamo ora della prova del fuoco, quella in cui i concorrenti devono resistere sopra una grata che piano piano si avvicina verso un grande fuoco...stile caccia alle streghe e torture mediovali varie....
Che dire della telecamera che riprende il loro goffo e vano tentativo di bagnarsi di acqua ... per resistere più a lungo ....
Ma come?
Farsi bruciare proprio il faccino?
Dopo tutto quello che è costato in termini di fatica e sofferenza farlo conoscere?
Non sia mai!
E quindi il loro scappar via...in preda alla sofferenza....con la faccia scomposta dalla paura....(EGREGIO DISPOSITIVO SADICO D'AUTORE) meglio ancora di MacCoy che rade al suolo la capanna a colpi di macete...

Poi è arrivato il sublime autoriale (PUNTE DI SADISMO MAI RAGGIUNTE PRIMA), cioè il momento in cui Daniele è stato invitato a scegliere circa le sorti dei compagni e più precisamente chi mandare in nomination per quella eliminazione secca ed istantanea....

Daniele doveva decidere non su uno (come solitamente compete al leader) ma addirittura su entrambi i contendenti che avrebbero subito quel fulminante processo popolare....
Daniele vero e proprio arbitro del bene e del male...
Come vero e proprio dittatore...
Con tanto di suppliche ed appelli...
Prima rivolte verso di lui, compagno carnefice
Poi verso il carnefice pubblico ....
Chiamato ahime sovrano solo quando paga per votare...

Oh deliziosa delizia e incanto, era piacere impiacentito divenuto carne, come piume di un raro metallo spumato, o come vino d'argento versato in nave spaziale.. addio forza di gravità mentre slusciavo quali visioni incantevoli...

E noi tutti a spiare dai televisori di ultimissima generazione ...
chi doveva sopravvivere e chi no
alla moderna arena virtuale....
e alla relativa morte ma solo metaforica...
almeno per una volta che ci teniamo lontani dai telegiornali....

E che dire del ritorno all'isola dei sopravvissuti alla mattanza....
Che dire delle loro facce ancora stupite di avercela fatta....

Ora certamente la lotta si fa più accesa....
Ora i concorrenti si rivolgono alle telecamere in un continuo plebiscito popolare....
In un continuo di moine e seduzioni varie che si protrarrà  fino alla fine...
Ma quale fine...mi domando?
Se tutto è già concluso....

Davvero mi domandate chi vincerà?

Diciamo che dal mio umilissimo punto di vista non mi importa nulla circa chi vincerà....
Anzi direi...che se l'ultima puntata non potesse andare in onda sarebbe un problema solo nominale...
Perchè l'isola è  ... già finita....spenta come la missione....
E' il laboratorio dell'isola ad essere interessante...solo quello...
Una volta a Milano i concorrenti perdono la loro aura e ritornano poveri cristi senza valore....
Personaggi fuori dal contesto diventano inutili...
ah si...servono a vendere per qualche tempo...
poi vanno cambiati come stracci vecchi....
Ma questa si sa è la televisione...
In tutto il suo splendore/clamore mediatico...
da Alfredino in poi...
era ìl 13 giugno 1981...
da lì tutto ebbe inizio...
vero e proprio bing bang di questa nostra fantastica era mediatico televisiva scandalistica...

Ma se volete proprio un pronostico....
penso daniele possa essere il candidato a vincere....

attenti al cancretto...
di cognome fa battaglia...
e soprattutto è figlio dei POOH
(un dettaglio non proprio da dimenticare in questo nostro bel paese nazional popolare)

L'apparizione del padre (MANOVRA D'AUTORE)
con quella ritrosia e timidezza (nonostante la popolarità) ...
da vero e grande artista di una generazione passata non abituata ad i clamori mediatici....
è stata televisivamente parlando  assai POTENTE....
la carta jolly da sfoderare per guadagnare i super poteri....
attenti ... sta per arrivare una nuova stella nel firmamento televisivo....
e forse condurrà XFACTOR di qualche prossimo anno...

Comunque ancora complimenti ad una organizzazione in cui lavorano più di 120 persone in Nicaragua!
E a Simona naturalmente....
Come lei...nessuno mai....
Sadicamente parlando...naturalmente....
 
 

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